I sette minuti di Henrique alla Volante, l’uomo davanti alla difesa (nato a Lanus) che giocò nel Napoli di Garbutt

I sette minuti di Henrique alla Volante, l’uomo davanti alla difesa (nato a Lanus) che giocò nel Napoli di Garbutt

Quando Henrique entra a sette minuti dalla fine e si piazza davanti alla difesa, trasformando l’immutabile schema di Benitez in un 4-1-4-1, certamente non sa che sta riportando a Napoli il ricordo di uno dei campioni più sottovalutati nella storia di questa squadra. Henrique va a fare quello che nei decenni si è chiamato di volta in volta centromediano metodista, centrosostegno, centro-half, libero davanti alla difesa. Nel suo Sudamerica quel ruolo ha un solo nome: “volante”. Si chiama così perché a un certo punto, in Brasile e in Argentina, si accorsero che esisteva un calciatore in grado di interpretare quel ruolo in modo unico e semidivino. Un calciatore che si chiamava, appunto, Volante. Carlos Martin Volante. Uno dei grandi campioni degli anni Trenta. Per una stagione gioca anche nel Napoli, ma non viene apprezzato abbastanza.

Poteva diventare un idolo. Veniva anche lui da Lanus, come cinquanta anni dopo un altro celebre argentino. Nell’agosto del 1931 dall’Argentina arriva a Genova una nave piena di calciatori sudamericani ingaggiati dalle squadre italiane. C’è Luisito Monti, comprato dalla Juve, e c’è Volante, preso dal Napoli. Sul molo lo aspetta Garbutt, l’allenatore degli azzurri, un tipo che spacca in due il tifo della città. C’è chi lo giudica un maestro dell’epoca, il più vicino per filosofia di gioco a Herbert Chapman, il manager del grande Arsenal dell’epoca. C’è chi lo giudica invece la causa principale dello scudetto che non arriva, nonostante i gol di Sallustro e Vojak, nonostante Colombari e le parate di Cavanna. Sono così furibonde le critiche che il Napoli diffonde dei ventaglietti di cartone con il decalogo del tifoso perfetto. Una delle regole prevede: non contestare l’allenatore, di calcio ne sa più di te. 

Garbutt accoglie Volante al molo. Con il calciatore c’è suo padre, Giuseppe, di origini piemontesi. È di Alessandria. È emigrato a Buenos Aires con sua moglie Luisa. Appena arrivato in Italia, a Volante fregano portafogli e orologio al porto. Ha già collezionato 10 presenze nella nazionale argentina, anche due dei suoi fratelli giocano a calcio. Un articolo pubblicato dal giornale argentino El Grafico dice: “Il Napoli ha fatto buona pesca”. Volante arriva con il soprannome di “il padrone” o anche di “Omnibus”. In campo comanda lui. A 14 anni giocava da attaccante e da portiere. Il Grafico lo descrive così: “Ha atteggiamenti inconfondibili. Le sue grandi gambe arcuate che hanno la virtù di aprirsi come compassi per arrivare a qualsiasi angolo; la sua falcata lunga e prudente quando avanza col pallone fra i piedi, il colpo di testa al quale dà sempre un impulso erculeo, aiutandosi con tutto il corpo. Vogliamo però segnalare una sua caratteristica di gioco che per noi è un difetto, dato il posto che egli occupa. Volante abusa di scivolate a gambe divaricate. Spesso per effetto di ciò finisce a terra, per cui tale espediente si risolve in definitiva in una inutile perdita di tempo”. Lo voleva anche la Roma, il Napoli brucia i giallorossi sul tempo.

L’accoglienza di Napoli è fantastica. Tremila persone si presentano allo stadio per l’amichevole fra gli abitanti di Santa Lucia e gli abitanti del Vasto, solo perché Volante si presta a fare da arbitro. Ma le cose non vanno come dovrebbero. Di Volante colpiscono due cose. Lo chiamano l’uomo del fango perché si esalta nella battaglia sotto la pioggia. Inoltre diventa famoso per quella che all’epoca si chiama la “marianella”, vale a dire una giravolta col pallone tra i piedi, una specialità del mediano Juan Evaristo. Il Napoli si piazzerà soltanto nono. Sono in pochi a difendere le prestazioni di Volante, che a fine stagione sarà inserito nella lista dei trasferimenti. Va in serie B, al Livorno, dove vince il campionato. Poi andrà al Torino e per diversi anni in Francia. Si trova in Francia quando nel 1938 si giocano i Mondiali e lì si offre alla nazionale brasiliana come massaggiatore. Un contatto che gli cambia la vita. Dopo il Mondiale lascia Parigi e si trasferisce al Flamengo. Dove uno che gioca come lui, davanti alla difesa, diventa appunto un “volante”. L’ultimo al San Paolo è stato Henrique. 
Mario Caruso

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