Gli 80 anni di Luigi Necco: «Pizzul non avrebbe mai fatto una telecronaca su Genny ’a carogna»

Intervista di Anna Trieste a Luigi Necco dopo la tragica finale di Coppa Italia all’Olimpico tra Napoli e Fiorentina

Gli 80 anni di Luigi Necco: «Pizzul non avrebbe mai fatto una telecronaca su Genny ’a carogna»

“La telecronaca Rai della partita all’Olimpico è il segno che ormai ai miei colleghi è sfuggito totalmente il senso del nostro mestiere, che non è al servizio del calcio ma della realtà”. A parlare non è né un capo ultrà né un neo borbonico inviperito con la tv nazionale bensì uno che il telegiornalismo sportivo più che conoscerlo ha addirittura contribuito a inventarlo: Luigi Necco, storico telecronista della Rai che dal ’76 al ’93 fu inviato da Paolo Valenti a seguire per Novantesimo Minuto le gesta del Napoli durante l’età aurea di Maradona. Lui, che oggi compie 80 anni e che per questo viene inquietato dal Napolista anche con finalità augurali, sa bene che significa raccontare la realtà fuori e dentro i campi di pallone. Una volta per aver raccontato dei rapporti troppo ravvicinati tra Raffaele Cutolo e l’allora presidente dell’Avellino Calcio Antonio Sibilia fu pure gambizzato. Ecco perché non accetta quello che si è visto – e soprattutto non visto – sabato sera sulla televisione pubblica.

Necco, che cosa l’ha colpita negativamente della diretta Rai?

Le telecamere erano tutte sulla tifoseria del Napoli, quella della Fiorentina è stata completamente ignorata. Ormai il mostro da sbattere in prima pagina, mi riferisco all’ormai celebre Genny a carogna, era stato individuato. Per non parlare del racconto di quello che stava accadendo dentro e fuori lo stadio. Ecco, Pizzul non se ne sarebbe mai stato in silenzio mentre autorità ed esponenti di governo se ne stavano lì seduti in tribuna senza far nulla di fronte a quel disastro. Lo avrebbe detto chiaro e tondo. Però mica è un problema solo della Rai

Ah

Eh

Mi spieghi

Ma le sente le telecronache? Ormai non so nemmeno se possiamo chiamarle ancora così. Più che raccontare quello che succede in campo ormai i cronisti fanno sfoggio inutile di sapienza e conoscenza

E a volte pure delle grandi figure di m… va beh, mi scusi, mi faccia un esempio

Prendiamo il colpo di tacco. Ecco, ormai quando in campo si vede un colpo di tacco il cronista sente la necessità di ricordare ai telespettatori tutta la storia completa del colpi di tacco aggiungendovi quella dei colpi di tacco realizzati in carriera non solo dal giocatore in esame ma pure da quelli che l’hanno preceduto

E magari nel frattempo quello ha pure segnato e noi ci siamo persi il goal

Brava! E questo cos’è se non perdere il contatto con la realtà?

A proposito di realtà, negli anni in cui in campo imperversava Maradona, sugli spalti napoletani dominava Palummella, leggendario capo ultrà della curva B. Com’è cambiato il tifo organizzato in questi anni?

Sono peggiorate le frequentazioni ed è cresciuto il livello di violenza. Vede, quando ero a Novantesimo Minuto io amavo molto andare in curva, fare i collegamenti proprio da lì, attorniato dai tifosi. Quando ho visto che le cose e le persone stavano iniziando a cambiare non ci sono andato più. Ho visto che con De Laurentiis i bambini sono tornati sugli spalti. Ma non basta purtroppo per dire che è tutto a posto e la situazione è sotto controllo. Lo stesso De Laurentiis lo sa, tant’è che prima della partita con la Fiorentina lui stesso aveva sottoposto il problema a istituzioni e forze di sicurezza

Quindi lei pensa che a Roma non si sia fatto abbastanza per garantire l’ordine pubblico?

Assolutamente no, in questo il governo ha enormi responsabilità. E le hanno anche le società perché non controllano o lo fanno in modo inefficace

Al Mattino l’ex patron del Napoli Ferlaino ha detto invece che lui ci riusciva

Ha detto una verità parziale. Ferlaino certamente non trattava coi violenti e sicuramente si prodigava in prima persona per evitare che calciatori e società fossero avvicinati da persone poco raccomandabili. Con Maradona chiamava direttamente la polizia. Con gli altri gruppi, diciamo non violenti, era però sicuramente in contatto. Pensi che una volta fu lui stesso a parlare con loro quando durante una trasferta in Toscana per le intemperanze dei tifosi sugli spalti il Napoli rischiava di fallire per sanzioni il ritorno in A. Così prese il microfono, spiegò la situazione e i tifosi fecero un passo indietro.

Un po’ come Hamsik sabato sera…

No, sabato coinvolgere la squadra e in particolare il capitano è stato un errore. Chiunque abbia deciso di farlo, foss’anche il questore, ha sbagliato

Ma vediamo se riesco a farle dimenticare un po’ la serata dell’Olimpico. Mi racconti come ci è finito lei a Novantesimo Minuto dal momento che come ammetteva lei stesso del calcio non gliene importava niente.

Beh, io lavoravo in Rai e quando nel ’76 nacque Rai2 ci fu una diaspora dei colleghi alla nuova rete. Io invece rimasi dov’ero ma in pochi fecero altrettanto così quando Paolo Valenti stava mettendo insieme la squadra per il programma mi chiamò. Eravamo rimasti in pochi. Lui però aveva visto una mia diretta da Pompei ed era rimasto colpito. Figuriamoci io che non ero nemmeno del mestiere. Ma ci provai, e a quanto pare è andata bene

Altroché! E’ stato lei a inventare quella specie di telefono senza fili a colpi di goal tra Napoli e Milano negli anni epici della lotta per lo scudetto

Già: Napoli chiama, Milano non risponde! E qualche volta, ahimè, pure viceversa. All’inizio era solo uno scherzo tra me e l’inviato da San Siro Gianni Vasino ma alla fine diventò un tormentone

Come pure il saluto con le tre dita dopo la spettacolare vittoria al San Paolo sul Milan di Sacchi. Lo stesso gesto che poi qualche mese fa ha fatto sempre a Napoli Maradona, immortalato dalle tv di mezzo mondo con le tre dita bene in vista dopo l’eliminazione della Roma dalla Coppa Italia.

Me lo ricordo benissimo. In verità io volevo solo salutare ma poi fu più forte di me e feci il Christ Pantocrator

Ma veramente lei e Vasino eravate così nemici?

Macchè! Noi eravamo affiatatissimi, organizzavamo certi scherzi! Pensi che Valenti aveva questa consuetudine di portarci tutti gli anni a Viareggio, in occasione del Carnevale, e una volta che eravamo lì con tutta la squadra io e Vasino mettemmo in giro la voce che in realtà io ero tifoso del Milan e la circostanza era verificabile dal fatto che indossavo le mutande rossonere. Ci cascarono tutti, la Gazzetta mandò pure un’inviata

E verificò?

Che cosa?

Il fatto delle mutande

Certo che no, però rimase col dubbio

A differenza dell’inviata della Rosa però lei invece quando ci si mette trova sempre quello che cerca. Tipo quando si incaponì e ritrovò il tesoro di Troia che tutti credevano scomparso. E il tesoro del Napoli qual è? Sempre se ce l’ha, eh

Il tesoro del Napoli è piccolo, ma c’è: è Lorenzo Insigne. Anche se non è usato bene e con cognizione credo che proprio sabato abbia chiarito di che stoffa è fatto. In una serata del genere fare due goal non è da tutti

Quindi Prandelli lo chiamerà per i mondiali in Brasile?

Temo proprio di no, nel calcio non sempre il calcio ha la meglio

Che significa?

Il fatto è che ai vertici delle istituzioni federali ci sono delle persone che di calcio non capiscono nulla. Io li chiamo “boiardi di stato”. Figure autorevoli, per carità, ma che non vengono da dove dovrebbero e cioè dal mondo dei piedi

E Benitez invece, secondo lei da dove viene?

Guardi, Benitez è un uomo fortunato. Ma proprio fortunato. Vista la situazione, con l’organico azzoppato e le prestazioni discontinue della squadra io non ci avrei giurato che il Napoli sarebbe arrivato dov’è, e con un trofeo per giunta. Certo, è arrivato Higuain ma ammettiamolo, Cavani ha lasciato un vuoto incolmabile.

Per piacere non apriamo questo discorso

Ma è la verità! E’ pur vero che in attacco sono arrivati dei piedi rivelatisi assai buoni ma la fortuna di Benitez è innegabile. Ma non è mica una deminutio. Alla fortuna non bisogna mai sbattere la porta in faccia, sa?
Anna Trieste

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