Genny ’a carogna è perfetto per coprire la latitanza e le colpe dello Stato

Puntuali come moderne Cassandre, arrivano i corifei mass-mediologi del giorno dopo diretti dall’onnipresente Saviano. Quelli che sanno tutto del calcio, di Napoli e della camorra senza mai essere entrati in uno stadio o aver messo piede in città, geniali scopritori dell’acqua calda. Abbiate il pudore di tacere e lasciate parlare chi ieri sera, come da tanti anni, c’era, spinto solo da una passione antica. Sono i tifosi veri le uniche parti lese di quell’ignobile spettacolo andato in scena all’Olimpico, consentito dalla latitanza dello Stato e delle Istituzioni politiche e sportive interessate solo a passerelle e facile visibilità. Un Paese civile oggi avrebbe mandato a casa il Prefetto e il Questore di Roma insieme a tutti coloro, del Coni e della Figc, che avevano responsabilità organizzative nella finale di Coppa Italia. Colpevoli non per gli incidenti all’esterno ma per l’assurda gestione del pre-partita, e invece siamo tutti morbosamente attratti solo dalla biografia di Genny ‘a carogna, dai suoi tatuaggi e dalla sua t-shirt che fanno tanto Gomorra style. Con inaudita insipienza e con colpevole superficialità, è stato consentito a un trucido personaggio di diventare, agli occhi del mondo, interlocutore e rappresentante non solo di trentamila persone, ma di una città, di una passione collettiva. Abilitato a trattare come un rappresentante sindacale sotto gli occhi del gioviale presidente del consiglio e del severo e integerrimo presidente del Senato. Ed ora vogliamo dire che la colpa è sua e che bisogna chiudere gli stadi perché sono ostaggio della camorra e del tifo estremo. Come regalare a un ladro le chiavi di casa e poi scandalizzarsi perché l’ha svaligiata. Tutti i napoletani all’Olimpico si sono sentiti in ostaggio, non di quel nerboruto giovanotto dalla faccia truce e dei suoi compari, ma dall’assenza di una effettiva tutela pubblica per chi allo stadio ci vuole continuare ad andare perché ama il calcio. Queste bande di criminali scelgono le partite come occasione di aggregazione per veicolare cultura della violenza, gestire interessi illeciti e acquisire potere, non solo nei confronti delle società di calcio. Sguazzano nel degrado e nella emarginazione e rappresentano un problema di sicurezza sociale e di ordine pubblico. Che c’entra il pallone, il tifo e persino il mondo e la filosofia ultrà con tutto ciò. Adesso a Genny daranno un super-daspo per lavarsi la coscienza, ma tanti prenderanno il suo posto mentre lui si consolerà partecipando a qualche serial televisivo su camorra e dintorni. Ieri sera mentre lasciavo lo stadio tra decine di blindati lampeggianti avrei voluto incontrare Gennaro Montuori, il mitico Palummella, leader indiscusso negli anni 80 degli Ultras partenopei. L’avrei abbracciato come facemmo in conclusione del Te Diegum dopo i tanti contrasti avuti. Al di là dei modi bruschi, e di qualche oleografia di troppo, quella era gente di cuore, che amava il Napoli; questi no, cercano pretesti e visibilità per arruolare adepti, e ieri gli avete regalato un meraviglioso spot. Claudio Botti

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