Che cosa nasconde la retroguardia lessicale del calcio italiano

C’è da sperare che in un empito di consapevolezza il direttore generale di Rcs Libri, Massimo Turchetta, si dimetta lasciando così il posto a manager più equilibrati, convenendo con noi che la sua decisione – da noi appresa leggendo Repubblica – di ritirare dalle librerie il tomo «100 BUONI MOTIVI PER ODIARE LA JUVE», presentato come un “irresistibile catalogo con le peggiori malefatte della Vecchia Signora”, è una solenne (doppia) coglionata, scandita temporalmente dalla decisione iniziale di inserire il verbo «odiare» giusto per buttarla in caciara e magari farci qualche copia in più, e poi in quella successiva, obbligata da questo clima viscidamente corretto, in cui accorgersi che quella scelta evidentemente ponderata ai massimi livelli poteva rivelarsi un boomerang politico arrecando danno alla casa editrice. Pezo el tacòn del buso, dicono saggiamente in Veneto.
Solo sei anni fa, per illustrare una fatica più o meno dello stesso genere ma scritto da uno straordinario giornalista (granata) come Gianpaolo Ormezzano, il quale a differenza del libro Rizzoli aveva avuto il coraggio di firmarsi, Armenia editore titolò quel libro «Il Vangelo del vero anti-juventino», senza indugiare in volgarità né in terminologie estreme e pericolose. Un titolo di cui andar fieri, ieri come oggi.
Questo è il tempo malato in cui si avverte addirittura l’esigenza di stilare la classifica degli insulti, rubricandoli sotto segmenti diversi: sano sfottò, goliardia, presa per i fondelli, giù giù sino alle parole più atroci. Mettere in piedi una discussione per mettere a punto le differenze etiche, sociali e politiche tra due espressioni come «noi non siamo napoletani» e «colerosi» appare come una operazione di retroguardia lessicale degna di miglior causa. È del tutto certo che c’è sempre qualcosa che è peggio, ma le sensibilità vanno tarate già sul primo gradino della discriminazione, quello apparentemente innocente.
Prendiamo, appunto, «Noi non siamo napoletani». I tifosi del Napoli sono gli unici, tra le grandi squadre, che possono essere utilmente indicati con la sola indicazione geografica. Con quella frase, diciamo così equivoca ma equivoca non è, si coglie un duplice obiettivo, in cui l’elemento che attiene alla contrapposizione calcistica ha una forza minima rispetto all’altro, che invece intende sottolineare il popolo zozzone e retrogrado.
Per nessuno è così, fateci caso. Non per il Milan i cui tifosi sono solo milanisti e non milanesi, non per l’Inter ovviamente, non per la Roma che tra i romani comprende anche i tifosi della Lazio, non per la Juventus i cui tifosi sono bianconeri e non certo torinesi.
Michele Fusco

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