Comandante Rafa, Milano è le nostre colonne d’Ercole

In genere è nel momento dell’euforia che si commettono le peggiori sciocchezze. È con questa botta di ottimismo che ci avviamo all’incontro di domani sera a Milano. Vittorio Zambardino, giustamente, ci ha richiamati all’ordine. Abbiamo giocato appena quattro partite ufficiali, ha scritto. Certo le abbiamo vinte tutte, compresa quella di mercoledì sera contro il Borussia Dortmund. Ma noi non siamo gente che può riposare sugli allori. E poi – forse questo concetto potrà sembrare lunare per Rafa Benitez – espugnare Milano per noi avrebbe un significato particolare, persino più che sconfiggere i vicecampioni d’Europa in Champions. Sarebbe la certificazione di una maturità ormai avvenuta. Insomma, troppo bello per essere vero.

Milano, soprattutto quella rossonera (ma anche quella nerazzurra), rappresenta da sempre il nostro limite calcistico. A San Siro, contro il Milan, non vinciamo dal 1986, l’anno prima dello scudetto. Finì 2-1, con gol di Giordano e Diego. Sulla loro panchina c’era ancora Nils Liedholm. Da allora, abbiamo sempre perso. Quando ci è andata di lusso, abbiamo pareggiato. Non è il caso di tornare a parlare di Sacchi, ma lì abbiamo perso anche ai bei tempi di Maradona. E perso è poco. Siamo stati mazziati, e di brutto. Quattro gol, tre, cinque nell’anno di Ranieri. Ogni qual volta abbiamo provato ad alzare la testa, Milano ci ha riportati al nostro ruolo purtroppo naturale di comparsa del mondo calcistico. L’ultima volta due anni e mezzo fa. Andammo a San Siro speranzosi, eravamo in piena lotta scudetto. Ne prendemmo tre senza fare un tiro in porta. Come se quello stadio ci immobilizzasse.

Per noi è più semplice battere il Dortmund. Potrebbe sembrare una bestemmia, ma non è così. L’impresa ci è riuscita spesso. Vincere a Milano, vincere domani, non sarebbe considerata affatto un’impresa. Sarebbe solo un ulteriore tassello in un processo di crescita che Benitez sta conducendo col piglio del comandante autorevole, un comandante che sa il fatto suo. Ha lasciato il venerdì libero alle truppe, a due giorni da Milano. Il modo migliore per infondere tranquillità. Non è la partita della vita, andiamo semplicemente a Milano. In quella Milano (pur se nerazzurra) che a Rafa ha riservato lo stesso trattamento storicamente destinato a noi. Non l’hanno mai sopportato. Anzi, lo hanno deriso. E trattato alla stregua di un allenatorucolo da quattro soldi.

Domani, però, Rafa affronterà l’altra Milano. Quella rossonera. Quella che se lo ricorda bene. Quella che non potrà mai più sottovalutarlo. Rafa torna in quello che in fondo non è mai stato il suo stadio. Vi farà ritorno quasi tre anni dopo. Lasciò l’Inter alla vigilia di Natale 2010. Ironia della sorte, la partita successiva sarebbe stata proprio contro il Napoli.

Ecco, sappia Rafa che Milano anche per noi ha un sapore particolare. Per dirla alla De Gregori, a noi lì terroni ci hanno sempre chiamato (ma non ci hanno mai trattato da signori). Un tempo ci saremmo accontentati di vederli e saperli timorosi. Ci sarebbe sembrato già tanto. Un tempo, però. Oggi no. Sia chiaro, Rafa, non ci siamo montati la testa, anche un pareggio va bene. L’importante è avviarci verso le colonne d’Ercole a vele spiegate, come i primi ottanta minuti di mercoledì sera. Poi vedremo se San Siro sarà ancora una volta un limite invalicabile.
Massimiliano Gallo

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