Volevo regalare la mimetica a mio figlio, ma non si trova più

Come tutti i tifosi ho (almeno) due anime: quella irrazionale e quella che invece è costretta a ragionare coi dati di fatto. Più volte ho scritto che da tifoso boccio il presidente De Laurentiis, da commercialista applaudo e condivido il suo operato. Ho trascorso le ferie leggendo, perché “i conti si fanno sotto al lampione”, tornando a casa, dicono i giocatori di poker. Ma la “mimetica”, la maglietta tanto contestata e di cui si è discusso ovunque, è il simbolo della “gestione-Aurelio”: parlare, criticate, litigate, ma la “cosa” funziona. Domani è il decimo compleanno di mio figlio (non voglio buttarla sul patetico, credetemi) e ho fatto qualche telefonata ad amici. Patrizio, che insieme al suo socio Salvio gestisce un negozio di abbigliamento maschile a via Cavallerizza a Chiaia, è stato perentorio: “Pedersò, nun perdere tiempo, ho tentato di comprarla a Lorenzo (suo figlio) ma a via Chiaia e nei dintorni…tutto esaurito, se ne parla a settembre”. Non contento, sono andato al centro commerciale Auchan di Giugliano, dove pure c’è uno “store” dedicato al Napoli. Niente da fare. Un paio di magliette c’erano, sì, ma non della taglia giusta. Ultimo tentativo oggi, alla vigilia del compleanno e della partenza per una settimana al mare, da Decathlon a Casoria. Tutto esaurito. Eppure i prezzi non sono incoraggianti: 79 euro per la tshirt orginale, 39 per la “replica” (non ho ben capito le differenza ma lasciamo perdere). Preciso che pantaloncino e calzerotti si pagano a parte. Insomma, fratellanza azzurra, è un po’ come i cinepanettoni. Tutti li criticano ma Aurelione fa i soldi. Dobbiamo fidarci e credo non sia un atto di fede pura. Ha sempre ragione lui. Noi facciamo filosofia, lui fa business. Brutto, bello, politically correct o meno, ha ragione lui. Speriamo continui così. A mio figlio ho regalato un “pedercoupon”, neologismo creato per l’occasione: a settembre deciderà lui cosa comprare. Auguri, Karim, domani compi 10 anni e vai in doppia cifra. Meno male che Aurelio c’è.
Giuseppe Pedersoli

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