Cannavaro accetti la concorrenza (e chi gli sta attorno non lo spinga alla rottura)

Paolo Cannavaro non vale un mal di pancia: lo sanno i tifosi del Napoli, ma è bene che mettano a fuoco il concetto anche il giocatore e il suo entourage. Perché qui sembra che ci sia chi saggia il terreno per montare un caso in stile Del Piero e l’ultimo rinnovo con la Juve, ma è meglio rimanere tutti con i piedi per terra.
L’ultimo capitolo della querelle strisciante tra il capitano azzurro e la società è il rientro da Londra. Cannavaro non si è imbarcato con i compagni di squadra, ma è rimasto nella capitale inglese: c’è chi minimizza ricordando che Benitez ha lasciato i calciatori liberi di muoversi come preferivano; ma c’è pure chi sostiene che il gesto sia voluto, politico e diretto agli uffici presidenziali.
Non è il ritorno da Londra in sé il problema. Il capitano ha anche fornito la sua spiegazione. Il punto è che Cannavaro si sente ai margini e la cosa lo mette a disagio: il Napoli ha preso un difensore centrale (Albiol) e ne prenderà almeno un altro (Skrtel?), mentre Benitez non garantisce niente a nessuno, non si sente in debito con la vecchia guardia e non si è fatto scrupoli ad accompagnare De Sanctis all’uscio.
Il capitano sa che rischia di giocare poco. Nel migliore dei mondi possibili uno nella sua situazione accetterebbe la sfida. Invece l’impressione è che Cannavaro non la stia prendendo bene, mentre chi gli sta intorno prova a capire se il tifo è pronto a schierarsi a suo favore in caso di braccio di ferro con la società.
Il braccio di ferro ancora non c’è, ci basiamo su sensazioni. Ma non sarà passato inosservato come Enrico Fedele, agente del giocatore, spari a palle incatenate contro la dirigenza un giorno sì e l’altro pure. Non solo, da qualche tempo – soprattutto da quando De Laurentiis ha detto no all’amichevole che avrebbe voluto organizzare al San Paolo – anche il fratello Fabio rilascia dichiarazioni mai serene nei confronti della società. Allo stesso modo qualcuno avrà notato come si sia provato ad alzare un polverone sulla clausola di contratto (definita anche misteriosa) che sancisce la decurtazione dello stipendio di Cannavaro se non raggiunge un tot presenze stagionali. La clausola sta lì da quando il contratto è stato firmato, ma ora, guarda caso, il capitano azzurro gradirebbe un rinnovo che la elimini.
Posso immaginare come il difensore possa soffrire all’idea di finire in panchina, subalterno e con lo stipendio dimezzato. Ma la cosa più stupida che può fare è pensare di piantar grane per strappare una condizione migliore: poteva permetterselo Kakà col Milan, certo non lui a Napoli.
Prenda ad esempio (negativo) il fratello maggiore e la sua parabola (discendente) negli anni tra ritorno alla Juve e mondiali del 2010. Fabio si garantì posto da titolare e lauti stipendi grazie ai meriti passati e alla riconoscenza degli allenatori: tutto ciò che ottenne fu un finale non all’altezza di una carriera irripetibile.
Roberto Procaccini

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