L’antidepressivo Benitez: parla Rafa, e ogni ansia sparisce

Parla lui, ed è come la fluoxetina. Ascolti Benitez e la ricaptazione della serotonina nei neuroni centrali viene inibita. Quello che succede con gli psicofarmaci. Con gli antidepressivi. E’ vicina l’ufficialità dell’addio di Cavani, siamo sprofondati nelle sabbie mobili del mercato per quel che riguarda il centravanti, eppure nonostante tutto sembriamo una squadra normale, appena parla Rafa. Normale è persino poco. Una squadra ambiziosa. “La Juventus è forte; ma anche altre squadre possono competere per lo scudetto. Il nostro obiettivo è di essere tra queste”, dice nel ritiro di Dimaro. Ambiziosi senza essere né sfrontati né impauriti. La normalità, quanto è bella la normalità. “Noi cerchiamo giocatori che siano adatti al nostro gioco, non quelli col grande nome. Io dico i giocatori che mi piacciono, parlo con De Laurentiis e Bigon, loro lavorano”. Lo dice, Benitez, e ti fa pensare: cavolo, ha ragione, non è forse la cosa che desidero io da tifoso? I giocatori adatti, quelli che ha indicato lui, li ha scelti lui, di lui mi fido. Lui, umile come sulla panchina del Napoli non si ricorda da tempo. “Adesso devo lavorare tanto per vincere ed essere un professionista serio. Darò il cento per cento per questa società e per tutta Napoli. Voglio fare qui ciò che ho fatto nella mia vita calcistica”. E lo sta dicendo uno che ha vinto almeno un titolo internazionale in ogni città in cui abbia lavorato. Lui, con lo sguardo oltre l’orizzonte del calcio italiano. “Lavoriamo sia sul mercato italiano che su quello straniero. Se un giocatore è forte non conta il passaporto”. Insomma, uno può anche non aver mai giocato nella Reggina, lui lo conosce lo stesso. Se è utile all’idea di Napoli che ha in mente, lo indica. Se si può, lo prendiamo. Caspita, e la depressione allora dov’è?

C’è la depressione, c’è, mica è sparita. Mica sparisce con la fluoxetina. Lo psicofarmaco Rafa ti regala la certezza d’essere in buone mani. Nelle mani di un allenatore che non mette le sue ossessioni davanti alle esigenze della squadra. Sentite qua: “Behrami è un professionista; può giocare sulla fascia. So però che non è il ruolo che preferisce, perciò non lo userò lì”. Non stila la classifica dei budget per lamentarsi di rinforzi che non ha. “Io lavoro con chi è qui con me sul campo”. Lavoro, idee. “Inutile cercare un attaccante da 40 gol. Non c’è. Cerchiamo una prima punta, e non è detto che insieme con quelli che giocheranno dietro di lui, vale a dire Callejòn, Mertens, Insigne, Pandev ed Hamsik, tutti assieme non facciano più gol di quanti ne siano stati segnati l’anno scorso”. Anche se su Callejòn, osa. Dall’antidepressivo prova a passare all’effeto euforizzante. “Può segnare dai 10 ai 20 gol”. E pur considerando che fra 10 gol e 20 gol c’è una bella differenza, qui il nostro Rafe’ esagera.

Ma uno glielo perdona volentieri subito dopo, quando si preoccupa di ristabilire una verità per anni taciuta. “L’anno scorso i ragazzi giocavano con la difesa a cinque, ma subito hanno cominciato ad adattarsi alla difesa a quattro”. A cinque, dice. Non a tre. “L’anno scorso il Napoli ha fatto grandi cose ma giocava sempre con 13-14 giocatori. Per competere in Europa c’è bisogno di una rosa ancora più forte e stiamo lavorando per renderla migliore. Il resto lo faranno il carattere e la mentalità che questa squadra ha sempre avuto”. Aspettiamo, diamogli tempo. L’estate sembra di nuovo meravigliosa. Ho scritto Rafa sulla sabbia.
Il Ciuccio

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