Il Corriere della Sera consacra De Laurentiis, “l’unica cosa che funziona a Napoli”

“Perfino l’unica cosa che funziona a Napoli, il calcio, sta facendo risaltare per contrasto la miseria della classe politica al comando. Per un sindaco che non sa nemmeno risolvere il problema dell’agibilità dello stadio, c’è un De Laurentiis che invece ha portato la squadra in Europa, e che sembra intenzionato a restarci a lungo.” Scrive così Antonio Polito sul Corriere della Sera, in un editoriale che è un’orazione funebre del sindaco de Magistris e che, en passant, rappresenta anche la definitiva legittimazione del presidente del Calcio Napoli.

“Il calcio è l’unica cosa che funziona a Napoli”, scrive Polito. La stessa, identica, frase che De Laurentiis pronuncia immancabilmente. Probabilmente non è la sola, basti pensare ai centri di ricerca scientifica più o meno celebri, ma non è il caso di star lì a sottilizzare. Aurelio De Laurentiis, da Roma, in meno di un decennio è riuscito a riportare l’azienda Napoli dai bassifondi all’Europa. Per carità, il brand era di tutto rispetto ma è incontrovertibile che oggi sia uno dei primi esempi che balzi in mente per contrapporlo all’inesorabile declino che da anni ha imboccato la nostra città.

E qui sta il punto. De Laurentiis – con i suoi atteggiamenti, il suo modo di intendere il calcio che a noi non fa certo impazzire, come abbiamo più volte scritto – è riuscito laddove hanno fallito non solo la classe politica ma anche e soprattutto la classe imprenditoriale e la cosiddetta società civile, come peraltro ha ampiamente dimostrato la giunta arancione. Non vorremmo ora essere noi a celebrare il motto “dalla C alla Champions” (che a noi tifosi è spesso sembrato anche un alibi per evitare investimenti congrui), è però innegabile che dai campetti di provincia (non solo Gela, anche Sora e tanti altri), la squadra sia oggi considerata una realtà del calcio italiano e non una meteora di quello europeo.

Anche gli ultimi acquisti hanno un senso simbolico: per la prima volta il Napoli ha acquistato calciatori dal Real Madrid. Ben tre, tra cui il centravanti. Il massimo della sprovincializzazione, potremmo dire. Sì, a Madrid qualcuno ci sfotticchia, ma sarà il campo a parlare e poi qui non stiamo parlando strettamente di calcio. Napoli che va a fare shopping a Madrid è la metafora di una svolta. Svolta che, a parere di chi scrive, apre realmente la seconda fase della presidenza di Aurelio De Laurentiis. Una fase che con ogni probabilità non vorrà essere solo calcistica.

Il presidente lo ha detto a più riprese, più di una volta ha accennato alla decadenza di Napoli, all’incapacità della classe politica, alla lentezza delle istituzioni. Lo ha fatto a proposito dello stadio, ma non solo. Non sono passate inosservate la sua intenzione di acquistare la Circumvesuviana né le battaglie per assicurare i trasporti in occasione delle gare notturne del Napoli.

Sia chiaro, quel che abbiamo sempre scritto di De Laurentiis e del suo modo intendere il calcio non lo rinneghiamo. Ha una concezione spettacolare e poco “sentimentale” che a noi non piace, è innegabile. In fondo, lui non ama il calcio in quanto sport e lo abbiamo scritto. È altrettanto innegabile, però, che la sua azienda in dieci anni sia cresciuta tantissimo, in termini economici e di immagine. E il passaggio di Polito sul Corriere della Sera lo certifica a livello nazionale.

E questa sera, in un San Paolo che sembra avviato al tutto esaurito per un’amichevole col Galatasaray, è la festa del presidente che si celebrerà (magari in tono minore per la tragedia in Irpinia). Sì, certo, saranno osannati Higuain e Benitez. Ma chi li ha portati a Napoli? Forse per la prima volta De Laurentiis è riuscito a essere il protagonista numero uno. Anche per noi tifosi, non solo per gli opinionisti. Anche perché De Laurentiis ha compreso che la strada del consenso, nel calcio ma non solo, passa per i risultati oltre che per i bilanci in ordine. E lo slogan “qui funziona solo il calcio” effettivamente potrebbe rivelarsi uno slogan efficace. Molto più di “abbiamo scassato”.
Massimiliano Gallo

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