Venne il giorno in cui De Laurentiis desiderò essere amato

C’è sempre un prima e un dopo. Hai voglia a convincerti e a dire che in fondo sono sono fisiologiche evoluzioni di processi avviati da lontano. Ma, sempre, c’è una linea di demarcazione. E c’è anche per la storia del Napoli targato Aurelio De Laurentiis. C’è un prima, ben sintetizzato dallo slogan “dalla C alla Champions”, e scandito da una politica imprenditoriale che potremmo definire del “passo dopo passo”, una politica che spesso ha fatto storcere il naso e che di certo ha spaccato la tifoseria napoletana tra chi chiedeva maggiori investimenti e chi invece elogiava il comportamento da formica che progressivamente ha condotto il Napoli ai primi posti del calcio italiano.

Ma questo, da ieri, è il passato. Passato su cui i tifosi continueranno a spaccarsi. Da ieri qualcosa è cambiato. In un colpo solo Aurelio De Laurentiis ha messo da parte dieci anni di politica aziendale e ha messo a segno un colpo di mercato vecchio stile: 37 milioni (più di tre di bonus) sul piatto per acquistare il centravanti dell’Argentina e del Real Madrid. Un ingaggio di tutto rispetto (4,5 milioni) e la resa sulla gestione dei diritti di immagine, uno dei capisaldi del Napoli di De Laurentiis.

Insomma, il presidente del Napoli, dopo aver parlato per anni e anni della necessità di una diversa gestione delle società di calcio, dopo aver sostenuto, difeso e ostentato i bilanci virtuosi, ha improvvisamente modificato registro. Un cambio di passo che si avverte quasi fisicamente. De Laurentiis ha deciso che fosse giunto il tempo di sedersi definitivamente al tavolo dei grandi e ha scelto di farsi annunciare in pompa magna. Mai, prima d’ora, a memoria, il Napoli aveva acquistato un calciatore dal Real Madrid; stavolta ne abbiamo presi addirittura tre. In passato ne prendemmo uno dal Barcellona. Sempre argentino.

Che cosa ci sia alla base di questo cambio radicale della politica aziendale è tutto da comprendere. Spesso le svolte non sono (solo) frutto di un ragionamento, scattano altre motivazioni. Tanto, sicuramente, ha inciso la partenza di Mazzarri cui va da parte un sentito grazie. Probabilmente senza il suo addio tutto questo non sarebbe successo. Diciamoci la verità, Mazzarri è andato via perché non credeva nel progetto, perché non avrebbe mai ritenuto possibile che De Laurentiis potesse spendere 40 milioni per un calciatore. Se n’è andato all’Inter, Mazzarri, convinto – come Quagliarella – che qui non si sarebbe mai vinto niente. Che si sarebbe continuato per anni a provare a fare le nozze coi fichi secchi.

È innegabile che la scelta di Mazzarri sia stata vissuta male, malissimo, dal presidente. Come un affronto. E sia scattato in lui un desiderio di rivincita. Ha cominciato con l’ingaggio di Rafa Benitez, allenatore di caratura internazionale. Non ha mai mancato di sottolineare coma adesso gli stranieri si sentano a proprio agio perché c’è un tecnico che parla le lingue. E ha proseguito avviando i contatti con la società più prestigiosa del mondo. Tre acquisti dal Real, tra cui il centravanti. Insomma, il massimo della sprovincializzazione.

E pare che nemmeno sia finita. Ha promesso di investire 124 milioni di euro e sembra che davvero voglia mantenere la promessa. C’è un momento, nella vita di ciascuno, in cui il desiderio di essere amati azzera qualsiasi registro di bilancio. Questo momento sembra essere arrivato. Aurelio De Laurentiis vuole vincere. E, soprattutto, vorrebbe essere osannato. Vorrebbe che il pubblico gli tributasse quel calore che spontaneamente viene riversato sui calciatori. L’uomo ha preso il sopravvento sui conti. E noi, quasi quasi, ancora non crediamo ai nostri occhi. Abbiamo paura che qualcuno ci svegli. Prima che stasera atterri quell’aereo a Verona.
Massimiliano Gallo

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