Quel che resta di Napoli è de Magistris che fa il gallo sull’indifferenziata

Abbiamo un problema in città. Non c’è più la città. Ci sono spezzoni di città, aree snaturate di città, isole di città oppresse da divieti e circondate da cantieri, isole isolate, isole in un mare di traffico, quartieri degradati ancora più degradati e quartieri-bene trasformati in quartieri-male. Napoli non è più una città, è tanti puzzle nei quali si incastrano transenne, tralicci, barbacani, provvisori giardinetti spartitraffico, giardinetti di immondizia, zone a traffico limitato e zone a traffico caotico, zone di guerra, senza nessuna soluzione. Napoli è cento Napoli scollegate tra loro, irraggiungibili, vicine in linea d’aria ma lontanissime, separate da percorsi bellici. Più che mai, a Napoli, la linea più breve fra due punti è l’arabesco (Flaiano). La meta è là, a vista d’occhio, ma bisogna girarci attorno, allontanarsene e riavvicinarsi per raggiungerla. Anche a piedi. Napoli è diventata la periferia di se stessa. Ha detto il sindaco: ci vorrebbe un piano Marshall. Ma George Marshall è morto e noi non stiamo troppo bene. Contro il governo che non dà i soldi, appaiono in consiglio comunale cartelli di protesta, i cartelli in aria di un consesso incapace di trovare una via d’uscita. (Vengono segnalate vie d’uscita a quelli che stanno dietro ai cartelli). Il sindaco con 14 deleghe deve, tra l’altro, promuovere la pace (Napoli come la striscia di Gaza), avere relazioni internazionali (Ciao, Al, sono il sindaco di Napoli), promuovere l’immagine di Napoli (la Trista Ciclabile), responsabile dei grandi venti (per la Coppa America). Doveva scassare, trasformare, rilanciare, pulire, un eroe contro tutti e contro tutto, un tragico eroe greco (il tutto si addice ad Elettra). Sono due anni che è a Palazzo San Giacomo. Che cosa è diventato? E’ diventato il gallo sull’indifferenziata.
MIMMO CARRATELLI (da la Repubblica del 25 marzo)

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