Quanto vale Marek Hamsik, il signore degli assist?

Il gol è tutto, ma forse l’assist è un po’ di più. È gioia per gli occhi, è nutrimento per gli ultimi romantici. Prendete Hamsik, per esempio. L’unico calciatore al mondo che spalanca il campo come un rugbista. Gioca con i piedi le aperture alla mano, l’unico che manda in profondità pure con un passaggio in orizzontale. Prendete quel taglio per Pandev di domenica a San Siro, il quattordicesimo assist del suo campionato. Nessun altro in Europa ha fatto meglio. Solo Iniesta ne ha 14 come lui, dietro vengono Totti, Mata e Messi (a 11).
E’ un Hamsik da Pallone d’oro, siamo solo ad aprile, se il Napoli farà una buona Champions trovarlo fra i candidati non sarebbe impossibile. Solo che se danno il Pallone d’oro ad Hamsik, lui passa pure quello. L’ultimo passaggio è atto creativo. È l’intuizione dell’esistenza di una cosa che prima non c’era. È la riproduzione in miniatura del disegno di Dio. La vita nasce con un assist, Dio lo sapeva già. Quando del resto ha provato a fare il centravanti, quando da solo creò cielo e terra, “la terra era informe e deserta, le tenebre coprivano l’abisso”. Il buio. Aveva creato il nulla. Allora Dio uscì dall’area di rigore, si piazzò più dietro, intuì per primo che il gesto supremo è passare la palla, mica tenerla fra i piedi e tirare in porta. Si piazzò fra le linee, forse all’epoca si diceva ancora mezzala. Prese la palla e la passò. La passò alla luce, la prima verticalizzazione della storia. “E luce fu”. La luce fece iniziare la vita. Funzionava. Dio si mise a distribuire il gioco, a organizzarlo, “vide che la luce era cosa buona, e separò la luce dalle tenebre”. Il resto lo sapete.
Il gol, pfui, roba per mortali. Pure il peccato è nato con un assist. Stadio Eden, paradiso terrestre, l’erba sintetica non c’era ancora. Il serpente prende la mela, la passa a Eva, Eva la tocca di prima per Adamo: il primo schema della storia. E l’amore tra uomo e donna forse non comincia uguale? Il gol è per sua natura animale, è penetrazione, è una porta che accoglie un pallone. Ma prima viene il gioco della seduzione, cos’è il corteggiamento se non una rete di passaggi? Chi gioca l’assist finale, chiude gli occhi e bacia. Certo, dopo l’assist deve venire il gol. Senza gol, filosoficamente, l’assist non esiste.
È nel tessuto cognitivo più profondo dell’uomo che viene custodita la supremazia dell’ultimo passaggio. La sua riconosciuta superiorità. “Passa” è il primo imperativo che un bambino pronuncia in campo, al parco o in cortile. Non dice: tira. Non dice: dribbla. Lui corre e dice: passa. Un assist è sempre una palla che parla. Dice: mettimi dentro. Qualche volta non parla, qualche volta canta. “Sul pallone c’era scritto: basta spingere”, scherzò Paolo Rossi a proposito del cross di Bruno Conti nella semifinale mondiale 82 contro la Polonia. Poi però il Pallone d’oro lo vinse lui, perché il calcio è il gioco del diavolo. Il gol sa intrufolarsi negli exploit tecnici di un difensore, l’assist mai. Una classifica cannonieri la vinci pure se sei Protti, Hubner o Lucarelli. Anche se balli solo un’estate. Per questo l’ultimo passaggio è dei Mozart, un gol possono farlo pure i Righeira.
Se tutto questo è vero, e se il re dei nostri gol merita una clausola da 63 milioni di euro, oggi uno come Hamsik quanto vale?
Il Ciuccio

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