Cari Fratelli Genoani, “Napoli Colera” ce lo avete regalato voi

E’ il 16 settembre 1973. Il calendario di Coppa Italia mette di fronte nel girone eliminatorio Genoa e Napoli. Un tempo era la Coppa, il vero pre-campionato. Ma a Napoli è l’estate del colera. La Lega Calcio ha già rinviato in precedenza due partite, quella di Genova viene invece confermata. Sono le istituzioni liguri a fermarla. Le autorità sanitarie di Genova dispongono che il Napoli non debba arrivare in città, temono che possa portare il vibrione fuori dalla Campania. Polemiche a non finire. Per giorni si cerca una soluzione. Viene subito respinta la proposta di giocare comunque a Marassi, ma a porte chiuse. Contemporaneamente succede che le autorità sanitarie campane danno il nulla osta a giocare le partite in casa. Sembra un paradosso. Lo è. Sulla scorta delle decisioni della burocrazia, il Napoli chiede allora di poter invertire la sede, chiede che la partita di Coppa si possa giocare al San Paolo. Alla Lega pare un modo di sbrogliare la faccenda e accetta, il Genoa società pure. Si oppongono i calciatori genoani. Il capitano Gigi Simoni (che decenni dopo sarebbe stato allenatore del Napoli) parla a nome di tutti, fa presente che se c’è un pericolo nell’ospitare il Napoli a Genova, perché del pericolo dovrebbero farsi carico loro calciatori andando a giocare a Napoli? Se la sanità ligure non vuole il Napoli a Genova, non saranno loro ad andare a Napoli. Per nulla al mondo. Dinanzi a questa rinuncia, il club fa qualche pressione iniziale, poi sposa la linea dello spogliatoio. I giocatori non si muovono. Non partono. La Lega dà lo 0-2 a tavolino al Napoli. Inutile il ricorso del Genoa. Un mese dopo a Marassi si giocherà un’amichevole per sanare l’incidente diplomatico, diciamo pure per fare pace, con incasso in favore del Napoli come indennizzo. Ma da quel momento in avanti, in ogni stadio, il Napoli sarà accolto dal grido “co-le-ra, co-le-ra”.
La vera pace tra Napoli e Genoa si firma invece al San Paolo nel 1982, il 16 maggio. Il Napoli è in Uefa, il Genoa ha bisogno di punti per salvarsi. L’allenatore del Genoa è Gigi Simoni, quel Simoni là. Il Genoa può anche perdere, a patto che il Milan perda a Cesena. Per questo non è un dramma quando il Napoli rimonta da 0-1 a 2-1, perché intanto il Milan sta perdendo a sua volta 2-0 a Cesena. Ma a Cesena, e questo pure è un poco strano, il Milan ne segna all’improvviso 3. A fine anno due giocatori del Milan (Moro e Buriani) finiranno al Cesena in cambio di Verza (ma questa si chiama illazione). Comunque sul 3-2 per il Milan, i tifosi del Genoa incominciano a farsi sentire. Contagiano il resto del San Paolo, che vuole il Milan in B. Castellini ha la palla fra le mani, gli sfugge, finisce in angolo. Dall’angolo nasce il 2-2 di Faccenda, un ragazzo di Ischia, che salva il Genoa.
A gennaio scorso Castellini ha rilasciato un’intervista al Guerin Sportivo. “Il coraggio a volte non basta a parare certi tiri. Mi riferisco alle malignità dette per quel mio infortunio contro il Genoa, all’ultima di campionato ’81/82. Fu un banalissimo errore. Le braccia stavano andando a una velocità ridotta rispetto alla testa. Avevo già visto il pallone finire ai piedi del mio compagno, invece per poco non va in porta. Non c’è stata malafede: lo dimostra il fatto che dopo 30 anni sono ancora qui”.
Castellini era stato nettamente il miglior portiere del campionato. Anche l’anno prima. Forse non ci sarebbe andato lo stesso al Mundial di Spagna, di certo dopo quell’errore non ci andò.

Il Ciuccio

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