Tra Italia e Spagna la finalissima a Kiev degli Europei 2012, Balotelli farà la differenza

Italia-Spagna vale il titolo europeo, finalissima stasera a Kiev, decisiva come non accadeva dai tempi di Combi, Meazza e Orsi e di Zamora nella loro porta, 1934, Mondiali in Italia, quarto di finale a Firenze, contro Zamora 1-1, poi partita ripetuta senza il grande portiere catalano, uno dei più grandi della storia del calcio, e gol decisivo di Meazza per andare a conquistare il primo titolo mondiale. Il secondo “intralcio” è di 18 anni fa, Boston, nello straniamento del Mondiale americano, partite all’ora di pranzo e solleone, 9 luglio 1994 al “Foxboro Stadium”, Dino e Roberto Baggio a fare il 2-1, neanche fratelli ma giocavano insieme nella Juventus, gomitata di Tassotti a Luis Enrique, risse da corrida, Spagna eliminata, quarto di finale anche quella volta. Dieci vittorie italiane contro otto e 12 pareggi con la Spagna. Un “inciampo” azzurro a Vienna, Europei di quattro anni fa, altro quarto di finale, soluzione ai rigori a vantaggio degli spagnoli, sbagliarono dal dischetto De Rossi e Di Natale.

Ma questa di stasera sarà proprio un’altra storia. Mai così decisiva Italia-Spagna, partita di arsenico e nuovi merletti, confronto ravvicinato di tecnica e corsa, sfida del possesso-palla, match di qualità. Il blocco Juve a rendere solida la nazionale azzurra (quattro juventini su cinque in difesa e la difesa juventina è stata la migliore del campionato), un “misto” Barcellona-Real Madrid nella squadra spagnola, più Real in difesa, più Barça a centrocampo. E’ qui, nel cuore del gioco, il match cercherà la squadra superiore, la squadra che avendo più iniziativa orienterà il risultato, la squadra che giocando e “nascondendo” la palla terrà in pugno la contesa. Poi, nell’avamposto degli uomini non più perduti, la classe di Cassano e il fisico di Balotelli possono fare la differenza, là nella zona-gol dove la Spagna arriva merlettando, prova e riprova, dai e vai, danzando nello stretto, mentre all’Italia basta un “taglio” per mettere l’azzurro decisivo davanti alla porta di Casillas, uno che però vanta strepitosi record di imbattibilità.

L’appuntamento intrigante è nel salotto della partita dove si gioca di fino e, fino a ieri, la Spagna ne era la regina, la tessitrice ingannevole, la padrona paziente, la principessa del tango con i suoi ballerini di piccolo taglio ma di estrema grazia, abili e sorprendenti, tenaci e subdoli corteggiatori dell’avversario fino a piegarlo nell’inevitabile casquè. Non ci cascherà l’Italia che non è più la squadra di palla lunga e pedalare, che non si chiude in difesa per sparare lanci fortunosi alle punte, che non è più disposta a subire speculando sul contropiede. L’Italia di Prandelli è diventata a sua volta una danzatrice di rango. Gioca la palla senza spazzarla via, lavora di uncinetto, tesse la sua tela senza strappi, trattiene la palla, la gioca, la fa “scorrere”.

Quanto tiene la palla la Spagna, quanti passaggi fa, quanti a buon fine, quanti cross? Un’infinità. Ma le ultime “indicazioni” parlano di una differenza ridotta tra spagnoli e italiani nell’ordito di centrocampo, e sui cross siamo più presenti e più forti. Sarà un balletto interessante, il tiqui-taca spagnolo a lume di candela e il be-bop italiano più deciso. Milan, Real Madrid e Chelsea hanno sfrangiato il “merletto” spagnolo, però contrattaccando alla ventura. L’Italia giocherà attaccando. E là, nel terminale dei sogni, Balotelli farà la differenza per un altro bacio alla mamma, il gesto più italiano dell’italiano Hulk.

MIMMO CARRATELLI

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