Napoli va sotto il milione di abitanti. Non accadeva dal 1951

L’incipit è scontato e banale: Napoli non è più milionaria. Però, senza scomodare il grande Eduardo, è la frase che rende meglio l’idea di cosa stia accadendo a livello demografico nell’ex capitale del Sud. Anche con il dilemma: ‘a nuttata è passata o adda passà.
CURVA DISCENDENTE – Il fatto è che ieri l’Istat ha ufficializzato i dati definitivi sulla popolazione emersi dal quindicesimo censimento d’Italia, aggiornando le cifre, riguardanti le metropoli, che prima erano state soltanto stimate. La notizia era nell’aria ma ora ha avuto l’imprimatur dei documenti storici: per la prima volta dal 1951 Napoli scende sotto il milione di abitanti. Per l’esattezza 970.438. Un dato che ormai non stupisce ma ha ugualmente una grande portata storica. A fine Cinquecento la città era la più popolosa d’Europa (540 mila anime nel 1595) superando addirittura Londra e Parigi. Per questo fu anche tra le prime a sperimentare l’architettura verticale per conquistare spazi in altezza. Così nello stesso palazzo di cinque-sei piani vivevano nobili, popolani, borghesi in una promiscuità tale da far abortire, prima ancora che ne nascesse l’idea, la divisione di classe in città. Colera, peste, eruzioni del Vesuvio non bastarono a invertire la rotta. Napoli era appetita, il punto di arrivo di migliaia di popolani che fuggivano dalle campagne. Nel 1936 la città contava circa novecentomila abitanti e nel Dopoguerra ci fu il salto demografico con la metropoli da ricostruire che superò a piè pari il milione. Per l’esattezza 1.010.550 abitanti. Il massimo si toccò nel 1971 con 1.226.594 napoletani. Poi una curva discendente e costante. Nel 2001 Napoli aveva salvato il milione per soli quattromilacinquecento cittadini.

TETTO SFONDATO – Ora il tetto è stato sfondato con tutto ciò che comporta. Ma soprattutto la domanda alla quale bisognerà rispondere è: perché da Napoli si continua a fuggire? In dieci anni sono andate via (numericamente) 34 mila persone. Ma il dato in realtà è molto più consistente: quasi quattromila residenti fuggiti ogni anno. Secondo alcuni studi del Cnr, si tratta invece di quattrocentomila persone di cui 200 mila giovani, in età compresa tra i 18 e i 30 anni, emigrati negli ultimi 10 anni. La metà del totale. L’altra metà si sarebbe spostata solo di pochi chilometri preferendo andare ad abitare in altre province, come quelle del Salernitano o del Casertano, per i costi minori e la maggiore vivibilità.

FUGA DA NAPOLI – La grande fuga da Napoli è stata sottolineata a maggio anche dal National Geographic che nel secondo numero della nuova rivista pubblicata con il Touring Club ha dedicato la copertina alla città. «Nel 1980 il centro storico – ha scritto – vantava la presenza di circa 1.500 imprese. Negli ultimi trent’anni quest’area ha perso il 60 per cento dei residenti, ha visto invecchiare la popolazione e, nell’ultimo ventennio, ha assistito al progressivo sfaldamento del suo sistema manufatturiero, con una perdita di oltre il 50 per cento della propria forza lavoro. Nel 2010 l’artigianato contava 3.975 addetti, con laboratori non superiori ai 50 metri quadrati e spesso non più di due addetti per bottega. Il 52 per cento degli artigiani ha ora come riferimento un unico committente, spesso un negoziante, che assorbe oltre il 60 per cento della produzione».
Vincenzo Esposito (corrieredelmezzogiorno.it)

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