Le operazioni del Napoli in un calcio malato

Giorno memorabile il 2 giugno. Il giorno della Repubblica. Ma la Repubblica democratica sta male, fondata ormai sul lavoro che non c’è, e la Repubblica del pallone sta ancora peggio col terzo grosso scandalo negli ultimi trent’anni. Saranno quaranta “sfigatelli”, come li ha definiti Prandelli, a macchiare un intero movimento, ma scommesse e partite truccate si allargano a macchia d’olio. Come una Procura apre un’inchiesta se ne sentono sempre di nuove. E non sono solo gli “sfigatelli” sulla scena. Anche un asso come Buffon, capitano della nazionale e campione del mondo, non è certo un bell’esempio col vizietto delle scommesse che hanno reso celebre una tabaccheria di Parma cui indirizzava le cospicue puntate.

La giustizia sportiva riduce le pene a chi collabora forse nel tentativo di sapere di più. Patteggiamenti, provvedimenti minimi, nessun “pugno di ferro”, nessun vero rigore. Forse ha ragione quel dirigente della Nocerina che, di fronte ai patteggiamenti, ha esclamato: “Avete appena legalizzato l’illecito sportivo”.

In questo scenario, e con la giustizia ordinaria e quella sportiva che avranno ancora molto da dire, la nazionale va a giocare un Europeo con l‘etichetta di rappresentativa di un calcio corrotto e malato come successe alla vigilia del Mondiale 2006 che poi gli azzurri vinsero (e il Mondiale del 1982 fu vinto dopo il grosso scandalo del 1980). Certo, non siamo gli unici imbroglioni al mondo. Ma l’Italia corrotta (politica in prima linea) fa sempre un grande effetto. Dagli spaghetti e pistole, come i giornali tedeschi etichettarono il nostro Paese di mafia, al pallone truccato e a una classe politica in disfacimento poco cambia, se non in peggio. Siamo alla deriva e il calcio non poteva certo sottrarsi all’andamento generale. Paese corrotto e calcio infetto, tanto per mutuare un vecchio slogan.

Stando così le cose, viene poca voglia di parlare di calcio che è sempre un chiacchiericcio inutile senza le partite. Lavezzi se ne va, Pandev resta, fra De Laurentiis e Mazzarri c’è sintonia, Si parla ovviamente di rinforzi. Un colosso per la difesa (Ivanovic del Chelsea?), due giganti per il centrocampo (Lassana Diarra del Real e Cissokho del Lione?). Sono nomi importanti. In Italia, elementi come Asamoh, Schelotto, Armero, Peluso, Silvestre sarebbero da considerare. Di nuovo c’è che il Napoli svolta puntando su giocatori collaudati, non giovanissimi. Ivanovic ha 28 anni e Diarra 27. Più giovane Cissokho, 24. L’attaccante brasiliano Douglas Costa, 22 anni, dello Shaktar, squadra ucraina, Parolo del Cesena, Kolarov sono frutto più di indiscrezioni giornalistiche che di trattative vere e proprie. C’è una dichiarazione dagli ambienti del Napoli: si punta al campionato, l’Europa League non “merita” sacrifici di energie e di punti nel torneo nazionale benché la seconda competizione europea si annuncia ricco di prestigiose partecipazioni (Liverpool, Atletico Madrid, Lione, Tottenham, Cska Mosca), però meno ricco di proventi.

Il campionato prossimo è una incognita. Tutte le formazioni maggiori sono da riallestire. Difficile ipotizzare un’altra Juve imbattibile, gli impegni in Champions la faranno tornare fra gli umani. Il Napoli potrebbe inserirsi a sorpresa nella lotta-scudetto se i rinforzi lo consentiranno. Potrebbe essere più che un sogno.

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