E al match decisivo Prandelli mischia le carte

Il nodo è la sindrome di Vigo. Che prende il nome dalla cittadina spagnola in cui l’Italia del 1982 visse il tormentato girone eliminatorio di quel Mundial che incredibilmente ci portò a quello che ancora oggi resta il successo più bella della Nazionale. In quei giorni, i giornalisti scrissero di tutto su quell’Italia che sembrava avviarsi verso un Mondiale fallimentare. Come finì, invece, lo sappiamo tutti.
Da allora, i giornalisti hanno cominciato a essere più cauti. Critiche sì, ma con moderazione. Perché il campo, poi, può smentirti in modo impietoso. E adesso, a poche ore dall’incontro decisivo con l’Irlanda, ci sarebbe da dire che Prandelli sembra davvero in bambola. Dopo due partite giocate con un modulo e con certi uomini, il commissario tecnico decide che è ora di cambiare. Anzi di stravolgere. Difesa non più a tre ma a quattro; De Rossi non più baluardo davanti a Buffon, ma a centrocampo di fianco a Pirlo; Balotelli non più perno d’attacco ma in panca per far spazio a Di Natale; la corsia di destra non più presidiata da Maggio ma affidata al milanista Abate.
Insomma, una sconfessione in piena regola. Positiva, per certi versi. Io privilegio chi è duttile, chi comprende di aver commesso errori rispetto a chi persevera fino all’ineluttabile. Ma stavolta mi sembrano troppe le pedine cambiate. Come se di quelle due partite non ci fosse nulla da salvare. Mi pare che sia già una scelta figlia della disperazione.
Massimiliano Gallo

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