Quanti gol subiti dal Napoli sono colpa della difesa e quanti sono nati a centrocampo?

Il Napoli ha subito 45 reti in 37 partite: 26 più della Juve campione d’Italia, 13 più del Milan. E la difesa è al centro dei pensieri di tutti i tifosi in vista del calciomercato: “va rifondata”. Certo, è passata la stagione degli operai in paradiso, abbiamo bisogno di tenori anche lì dietro. Ma forse è opportuno spostare l’attenzione sull’intera fase difensiva, e porsi un interrogativo: ma per centrocampo e assetto di gioco non ci aspettiamo niente di nuovo?

Lascio ad altri, e più competenti, osservatori il commento su come e quanto l’innesto di Inler abbia cambiato gli equilibri della squadra, o quanto Pazienza e Yebda facessero filtro in fase di non possesso palla. Piuttosto vi invito a soffermarvi sugli errori individuali: quanti goal subiti, e quanti punti persi, ci sono costati gli svarioni dei mediani? Una veloce e non per forza sistematica occhiata alla stagione ci dice: non pochi.

Gli esempi non mancano. Prima di campionato, Cesena: Inler entra mollemente in un contrasto nella tre quarti avversaria con il Napoli in attacco e dà il via al contropiede che porta al goal di Guana. Manchester City: un inopinato colpo di tacco di Dzemaili regala palla agli avversari, originando l’azione da cui scaturisce la punizione vincente di Kolarov.

Ancora: stadio San Paolo, azzurri in vantaggio di una rete sulla Juventus, Gargano cerca il break personale, ma si fa togliere palla da Chiellini che lancia Pepe. Siena: Inler perde la sfera a favore di Del Grosso che lancia Calaiò, che sul controcross segna. Torino: di nuovo Dzemaili si fa sottrarre il pallone lanciando Vidal nell’uno contro uno con Campagnaro e all’eurogoal sul palo lungo. Roma: Inler sbaglia il retropassaggio costringendo Britos al fallo da rigore sul laziale Rocchi.

Torniamo al San Paolo: l’orobico Bellini segna dopo essersi presentato solo davanti alla porta azzurra sugli sviluppi di un calcio d’angolo; a perdere la marcatura sono Cavani (e ci può stare che un attaccante lasci presto l’area) e Hamsik, che non si guarda alle spalle. Di nuovo all’Olimpico: Gargano non segue Rosi che, lanciato in profondità da Totti, batte Zuniga sulla corsa e la mette in area per l’accorrente Marquinho. Infine Bologna: una verticalizzazione scriteriata del Mota regala la palla a Mudingayi, che ribalta per Di Vaio e porta Rubin a marcare la rete del 2 a 0.

I tifosi del Napoli hanno ragione ad aspettarsi grandi nomi per la difesa, ma scelte altrettanto importanti devono essere pretese per l’assetto di gioco tutto, altrimenti non ci sarà campione che tenga. Chiudo con l’ennesimo esempio: quando il Real Madrid nel 2006 tesserò Fabio Cannavaro era sicuro di essersi assicurato un campione. Nell’arco dei tre anni madrileni Fabio nazionale si è prodotto in tanti svarioni da farsi soprannominare “CannaMALO”, mentre il suo addio nel 2009 fu salutato con un sospiro di sollievo. Parliamo di un campione del Mondo e Pallone d’Oro: evidentemente, privato dalla fase difensiva di Capello e Lippi, è rimasto un brocco.
Roberto Procaccini

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