Apre il museo della Juventus (a proposito di senso della storia)

A vedersi ringhiare in mezzo ai campioni che hanno fatto la storia, rischia di commuoversi addirittura Edgar Davids, il duro dei duri. E’ assieme al presidente Andrea Agnelli e, metro dopo metro, percorre- è la prima volta per tutti- il nuovissimo Juventus Museum, che apre oggi.

Fotografie, cimeli storici, video, esperienze multimediali: in 1500 metri quadrati il club bianconero archivia oltre un secolo di immagini, a una manciata di metri dal prato su cui domenica sera è stato festeggiato lo scudetto. «E’ il coronamento di una settimana incredibile – dice John Elkann -, la festa per lo scudetto, la fine del campionato imbattuti, la cena con la squadra ieri a Villar Perosa come avevamo promesso se avessimo vinto qualcosa».

Si parte con la sala dei gol, si approda, ed è la logica conseguenza, a quella dei trofei: nelle teche le coppe e gli scudetti, su un monitor i numeri e i racconti delle vittorie. Su e giù nel tempo, su e giù lungo un percorso che porta prima al planisfero con tutti i luoghi in cui ha giocato la Juventus. In mezzo le facce che raccontano tutto: il ringhio dei mediani, il sorriso di Michel Platini. Poi inizia il percorso espositivo vero e proprio: nove pareti che, in ordine cronologico, ricostruiscono il secolo bianconero attraverso cimeli, scatti, video e testimonianze scritte. Raccoglierli è stata un’impresa. Hanno contribuito collezionisti, ex calciatori, addirittura il presidente Agnelli. «Ero un collezionista anch’io» racconta, davanti all’area dedicata all’attualità. Qui, sul lato Est del nuovo stadio, «la storia del club- prosegue Agnelli- si intreccia con la storia d’Italia. Il museo spiega come la Juve sia diventata non solo la squadra di Torino, ma la squadra d’Italia e ci porta al livello dei competitor europei».

Tra le teche c’è di tutto: il manoscritto della famiglia Canfari, le maglie dei giocatori, gli articoli- Hurrà Juventus, La Stampa. E poi le casacche degli azzurri ad alto tasso di juventinità: da Zoff a Paolo Rossi fino alla medaglia d’oro vinta da Buffon a Berlino, e il ricordo delle 39 vittime dell’Heysel (i parenti avranno l’ingresso gratuito a vita).

Il balzo nella nuova tecnologia si fa cinque metri più avanti: sul tavolo multi-touch ci sono tutti i giocatori transitati da Torino, una selezione video delle vittorie più belle, i sei Palloni d’oro e una panchina da cui sbucano, in ologramma, Marcello Lippi e Giovanni Trapattoni. Parlano, il Trap e Lippi, e l’effetto è straniante. Nulla, rispetto alla sorpresa finale, una stanza buia, piena di immagini che esplodono all’improvviso e trasportano il tifoso direttamente in campo. «E’ il pezzo che mancava» dice Andrea Agnelli, il presidente che ha voluto il museo e ne ha affidato la realizzazione allo studio Camerana&Partners (in collaborazione con Studio Dedalo) e la presidenza a Paolo Garimberti. Inserito nel circuito museale di Torino e Piemonte, lo Juventus Museum può essere visitato singolarmente o insieme allo stadio. (tratto da La Stampa)
Giuseppe Bottero

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