Vargas o Insigne, questo il dilemma

Vargas, o Insigne, questo è il dilemma:
se sia più nobile per il tifoso pensare
ai colpi di genio e i dardi del furetto di Pescara
o attendere le armi di quello cileno
e, aspettandole, rischiar di invecchiare. Brocco, campione…
nient’altro, e con un’attesa dire che poniamo fine
al dolore del tifoso e ai mille tumulti naturali
di cui è responsabile il Ferguson de noantri: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Brocco, Campione.
Pescara, l’Adriatico. Sì, qui è la certezza,
perché in quei tredici gol quali sogni possano venire
dopo che ci siamo esaltati davanti alla tv
vedendolo a Padova. È questo lo scrupolo
che dà a De Laurentiis l’amaro dilemma.
Perché chi sopporterebbe il fallimento e gli scherni del tempo,
il torto del portafoglio, dopo aver sborsato 12 milioni,
gli spasimi del giocatore disprezzato, il ritardo della maturazione,
l’insolenza del detrattore, e il disprezzo
che il tifoso giustamente rivela,
quando egli stesso potrebbe tacitarsi
vedendo un giocatore già tuo? E se invece fosse un campione,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che è solo questione di ambientamento,
la mancanza di gol e minuti
e Insigne solo un cadetto, la cui volontà si arresta
al passo nella massima serie
Brocco, campione…
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione.
(liberamente tratto dal monologo che apre la prima scena del terzo atto della tragedia Amleto di William Shakespeare)

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