La swinging Londra ai tempi del petisso

La swinging Londra ai tempi del petisso

Ai tempi in cui si andava nell’isola della regina Vittoria e del pirata Francis Drake, pace alle anime loro, si partiva spensierati per fare baldoria e rifornirci di whisky, sigarette e foulard Hermes nell’area shopping dell’aeroporto di Heathrow. La sera si andava negli spudorati teatrini a luci rosse di Soho, si scovava qualche ristorante italiano e si giocava a baccarat nel casino dell’albergo Mayfair, dopo la curva a gomito di Stratton Street a Londra. Era l’albergo a cinque stelle prediletto da Gioacchino Lauro, quand’era presidente del Napoli, e perciò lussuosa tappa di passaggio per tutta la banda azzurra, giocatori e giornalisti, nel fumo delle sigarette del petisso. Si giocava con squadre fuori Londra, tipo Burnley nel Lancashire con la puzza del cotone della rivoluzione industriale o addirittura in Scozia contro l’Hibernian. Ma si doveva passare per Londra. Ci passammo una notte indimenticabile, al Mayfair, a fine novembre del ’67. Fu il soggiorno-premio che Gioacchino, eterno sigaro in bocca e improvvisi “buffettoni” di simpatia che ti lasciavano tramortito, offrì alla squadra per la “coraggiosa partita” che il Napoli aveva giocato a Edimburgo, bastonato per 5-0 dall’Hibernian ed eliminato dalla Coppa delle Fiere, però riducendo il passivo alla metà dei palloni che sarebbero finiti, dieci, dodici, nella porta di Zoff se il grande Dino non fosse stato il migliore in campo. Sembrava in discesa il terreno dell’Hibernian tanto venivano avanti a valanga i suoi attaccanti. Giocammo il 5 e la finale cinque al casino del Mayfair, rimediando un’altra clamorosa sconfitta, e pare che Gioacchino, al colmo della generosità, facesse trovare un omaggio biondo nella camera di Pesaola. A Edimburgo Altafini non venne perché aveva i suoi affanni di cuore e Sivori si rifiutò di venire perché non venne Altafini. Avevamo vinto all’andata 4-1 con tre gol di Canè e un colpo di tacco di Josè che sfiorò il quinto gol. A Napoli gli scozzesi, che c’erano parsi degli sbruffoni, ci promisero cinque gol al ritorno e mantennero la promessa. Una compagnia di allegroni circondava quel Napoli, Ciccio Alfarano e Sasà De Caro, Pino Tucci, Tullio Conte e il camiciaio Rino Mirenghi capopopolo di quella banda soggiogata dalla voce squillante e perciò inevitabilmente argentina di Bruno Pesaola, l’uomo che raccontava il calcio come una favola. Questa era Londra ai tempi in cui giravamo il mondo allegramente. Ora è tutta un’altra storia. Ora c’è questo Napoli di Mazzarri che non ti lascia roulette e baccarat, che non ti fa andare a Soho, del resto decaduta, che non ti fa perdere tempo dietro alle ragazze di Piccadilly, anche perché oggi gli omosessuali sono in maggioranza, che ti toglie il respiro e ti mette dentro un macigno di sogni, speranze e orgoglio e ti trovi in mezzo a un’avventura come non la sognammo nemmeno ai tempi del pibe de oro. Chelsea-Napoli allo Stamford Bridge per conquistare i quarti di finale della Champions, uno stordimento per noi vecchi seguaci degli apostoli azzurri di tutti i tempi che ci rallegravamo appena con una Coppa delle Alpi e piangemmo di gioia a Stoccarda la sera in cui Diego baciò la Coppa Uefa del 1989. Oggi siamo al di là di tutte le imprese. Oggi è un’impresa grande. Il computer fa torto alla voglia di picchiare sui tasti il racconto di una notte memorabile. Troppo delicato e freddo. La vecchia Olivetti portatile, lei sì, consentiva di scaricare sui suoi tasti l’emozione, la tensione, l’ansia, la felicità per una partitissima degli azzurri quando non c’era ancora la teleselezione e aspettavi febbrilmente che il telefono squillasse, sui banchi delle tribune-stampa europee, per collegarti col giornale. Chelsea-Napoli e che vuoi dire di più? Noi vecchi scrivani di tutta una storia azzurra siamo legati, testa e cuore, alla banda dei tre tenori capace di lasciarci felicemente esausti alla fine di un racconto senza precedenti che stiamo per scrivere sulla riva destra del Tamigi e, dopo, King’s Road, la strada delle vetrine scintillanti di Chelsea, sarà tutta napoletana, come Stoccarda tredici anni fa.
Mimmo Carratelli

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