Il Napoli a Torino per l’impresa

Prima prova-Juve, poi ci rivedremo in Coppa. Ecco la squadra che corre a mille all’ora, che aggredisce, dilaga sulle fasce, colpisce sulla palle inattive, avanza in gol con i centrocampisti, chiude la porta con Buffon e dirige le partite con Pirlo von Karajan. A Loch Ness non c’è un mostro simile. L’ormai celebre Juventus Stadium è peggio del famigerato lago scozzese, è una trappola, una bolgia, i Fighters e i Drughi, gli arditi indigeni delle curve e i sudditi che arrivano da tutta Italia, catturati ai tempi di Platini e di Zidane, e i nostalgici di Sivori e Charles.

Porompomperoperò. Però ci sarà pure il Napoli sul campo dove hanno pareggiato il Siena (0-0), il Bologna (1-1), il Chievo (1-1), il Genoa (2-2), il Cagliari (1-1). Quant’è imbattibile questa Juve imbattuta? Quanto corre e dove corre ancora morsa dalla tarantola di Calciopoli sentendosi non protetta (ah, i bei tempi!) e addirittura perseguitata (solo un rigore a favore)?

Certo, ci mancherebbe altro, questa è una Juve nuova rispetto alla squadra con cui il Napoli si è divertito negli ultimi anni (5 vittorie, 3 pareggi, 3 sconfitte), mentre Hamsik le infilava cinque gol. Questa è proprio un’altra Juve cui sono cresciuti i capelli di Sansone (come a Conte) e perciò ha forza prodigiosa. Sansone aveva sette trecce che erano il segreto della sua potenza, e la Juve attacca anche con sette uomini, ma il Napoli avrà pure un barbiere, un cerusico, un tosatore (Cavani? Lavezzi?) per dare una sforbiciata alla chioma del gigante juventino ristabilendo sul campo un confronto umano e non una sfida fra terrestri e marziani. O andiamo a Torino per vedere il faccino gentile del giovane Agnelli e la faccia spiritata di Al Qaeda Conte?

Questo benedetto terzo posto (Lazio), allontanatosi a tre punti, col fastidioso contatto di gomito con l’Udinese, impone di non avere paura di nessun mostro. Dopo il mezzo flop col Catania, le dichiarazioni degli azzurri sono state forti e chiare. Ma a Torino ci vorranno fatti e non parole. Ci vorrà una difesa attenta, adeguatamente protetta, e il contropiede dei bei tempi andati. Ci vorranno gambe a mulinello, fiato, coraggio. Ci vorranno ciucci vivi e non dottori morti. A parte questa accidente di rivalità che si accende e si incendia quando c’è la Juve di fronte, il Napoli ha obblighi di classifica perché la Champions è stata bella e non deve rimanere un ricordo.

Questo è un turno tosto per gli azzurri (rispetto a Parma-Lazio e Siena-Udinese) e c’è bisogno di una partita “intelligente” per far girare a vuoto la Juve dei giri vorticosi senza pensare che in seguito ci saranno Juventus-Lazio e Udinese-Lazio su cui “speculare”, per i conteggi di classifica, e perciò non è che la partita di Torino decida tutto. Ma, attenzione, la settimana dopo c’è Lazio-Napoli (maledetto calendario male assortito) e in queste due trasferte si rischia molto, la Champions, le notti magiche e i soldi ancora più magici della Champions.

Bisogna uscire “vivi” dallo stadio-gioiello-trappola della Juventus. Non ci sentiamo di chiedere altro agli azzurri perché ancora più “indicativa” sarà la trasferta romana con i laziali. Però, porompomperoperò, se il Napoli ci facesse un regalino dalle terre sabaude non è che ci dispiacerebbe, siamo qua per questo. Quelli sono dei furboni. Dopo che De Laurentiis ha detto che aprirebbe le braccia a Del Piero, però dietro una scrivania e non più davanti a una porta, hanno replicato che loro le braccia le aprirebbero a Cavani. Capito? Bada al sodo la Gobba e proprio un Matador le serve.

MIMMO CARRATELLI

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