Da Sanremo al S.Paolo e martedì Napoli sarà vuota come per un Festival

Domenica post-Sanremo. Col Napoli che, nonostante il venerdì 17, ha sbrigato in anticipo la pratica viola, l’Inter sbolognata da Di Vaio e la Juve che vince dopo un’espulsione affrettata ed grazie al portiere del Catania che evidentemente era assente alla lezione : “come si piazza una barriera su punizione centrale battuta da Pirlo”. Col Milan fuori dalla nostra portata e con Udinese e Lazio che giocano in serata, non ci resta che secciare la Roma: magra consolazione. Così i pensieri vanno a Sanremo, e a martedì prossimo, quando la città, tranne quei sessantamila temerari che sfideranno i disagi del S.Paolo, ed incuranti dei ricatti aureliani recandosi allo stadio, sarà paralizzata di fronte agli schermi tv. Sky o Mediaset, poco importa. In ogni casa, o bar, o pub, o qualsiasi altro ritrovo in grado di offrire la diretta televisiva, i napoletani si raduneranno per soffrire assieme alla propria squadra. Anche quelli che si disinteressano di calcio, magari perchè trascinati dall’entusiasmo di uno qualsiasi dei membri famigliari. Mi piace pensare che anche i napoletani che non tifano Napoli (e ce ne sono), per una volta, martedì prossimo, tiferanno Napoli. Sarà l’occasione per sentirsi tutti in famiglia, come a Natale o a Pasqua, quando si dimenticano anche i rancori più reconditi. La città sarà svuotata, come nel film Operazione San Gennaro, dove un geniale Dudù-Manfredi, per avere le vie deserte e portare a termine un colpo miliardario, aspetta la serata finale del Festivàl di Napoli. Già il Festivàl di Napoli, il vero festival della canzone italiana, la cui prima edizione, forse pochi sanno, si tenne proprio, e chissà perchè, a Sanremo. Poi, come spesso capita, ci rubarono l’idea, ed oggi loro continuano a celebrarsi e noi restiamo a guardare. Ieri sera il sindaco della cittadina sanremese ci ha informato che grazie a questa manifestazione, nelle casse comunali entreranno quaranta milioni di euro, che avrebbero fatto comodo (e come!) anche alle dissanguate casse demagistrisiane. Eppur a detta di tutti, la vera musica napoletana è rappresentata dalle antiche melodie napoletane. I vincitori degli ultimi fesival sanremesi passano direttamente dagli studi della De Filippi di Cologno Monzese al palco dell’Ariston. E nessuno che il giorno dopo se li ricordi. Sfido chiunque ad accennare il motivo della canzone vincente degli ultimi festival. L’ultima canzone appena ricordata appartiene ai più improbabili vincitori degli ultimi venti anni, in seguito spariti e che si chiamavano Jalisse: “…fiumi di parole oh oh..”. e poi niente. Mentre sono convinto che se accennasi alle prime parole di una qualsiasi canzone , anche non vincitrice, di un festival anni settanta, tutti saprebbero continuare la strofa. Anche quelli che non erano ancora nati. Vogliano fare una prova:

-Chi non lavora…..

-La senti questa voce…..

-Partirà la nave partirà….

-Eternità, spalanca le tue porte….

Nove persone su dieci saprebbero continuare. Allora i cantanti facevano i cantanti e lasciavano fare le prediche agli altri. Chissà perchè oggi , a chi ha avuto successo nel campo della musica, e spesso solo come semplice interprete e quasi mai come autore, gli viene concesso di impartire lezioni di vita e si arroga il diritto di dirci cosa dovremmo leggere e cosa no.

Giusto perchè sono passate meno di 24 ore, ci ricordiamo ancora che la canzone che ha vinto l’ultimo festival della canzone italiana si intitola “Non è l’inferno”, anche se nessuno ne conosce il

ritornello, e non perchè non sia orecchiabile, in quanto mai nessuno la canticchierà sotto la doccia.

Da Sanremo al S.Paolo il passo è breve. Solo due giorni e martedì prossimo “sarà un inferno”. In tutti i sensi. Un inferno azzurro, dove gli inglesi non dovranno trovare pace. E poi, vuoi mettere quei quattro sfigati di Sanremo con i nostri Tenores! Forza Napoli. Sempre.

Un caro saluto a tutti da

PASQUALE DI FENZO

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