Caro Max, De Laurentiis sbaglia su Napoli, non sul Napoli. E risparmiaci il pistolotto sui presidenti innamorati

Caro Max,

Marlon Brando è stato talmente grande che è difficile classificarne le interpretazioni. Fronte del porto, Il padrino, Apocalypse Now o, perché no, Ultimo tango a Parigi… Il tempo sfuma i dettagli dei ricordi ma lascia in bocca il sapore delle cose. E nel caso di Marlon Brando ha lasciato il sapore dell’artista immenso.

Un po’ come per Maradona. Non saprei indicare la sua più bella prestazione. Mi è rimasta indelebile però la sensazione di un campione superlativo, inimitabile un cui semplice stop valeva il prezzo del biglietto.

Ho interloquito con De Laurentiis attraverso un giornale napoletano, come tu sai. Rifiutando e confutando i suoi giudizi sommari sulla città. Come già fatto con altri in altre occasioni. Quando si giudica un pezzo della storia dell’umanità meglio ricordare sempre l’invito di Ferrer al cocchiere: adelante Pedro con juicio

Questo invito lo giro anche a te che spesso mi contesti – con l’affabile cortesia che si deve agli anziani – una difesa di pancia della città.

Il tuo articolo mi sembra francamente troppo dettato dall’emotività. Oltre che nel detto, ancor più nel non detto. Insomma un pezzo di pancia. Nel senso che se il Napoli avesse ottenuto, come pure poteva, risultati più brillanti in campionato forse non lo avresti scritto.

Evitiamo di mettere in campo la caratteristica principale dei napoletani. Il nostro essere esagerati. Dalle stalle alle stelle alle stalle a ritmo vertiginoso.

E lo dico essendo io il primo degli esagerati che si contraddice spesso sull’onda dell’emotività del tifoso.

La Champions è un grande traguardo, importantissimo. Segno che il Napoli è cresciuto tanto. Sono da sempre contrario alla retorica del tipo venivamo dalla serie C e tutte quelle robe lì, però è innegabile che sette anni fa giocavamo ad Acireale e quest’anno potremmo andare all’Old Trafford. L’azienda Napoli funziona, e il merito di De Laurentiis è innegabile. “ ( Max Gallo, Il Napolista, 24 agosto 2011)

Non scherziamo. Non buttiamo l’acqua sporca con il bambino dentro. Per esempio sento dire in continuazione che Mazzarri ha fatto il suo tempo. Ma via … Un conto è criticarne alcuni eccessi caratteriali che tendono ad un irritante vittimismo. Un conto è gettare nella polvere uno dei migliori tecnici italiani. Dopo averlo innalzato sugli altari. Così, come negare che De Laurentiis guida la società con piglio moderno ed efficienza?
Considerandola, come è, un’azienda. E facendo attenzione a non fare passi avventati. Che sul momento ci vedrebbero – noi tifosi – elevare osanna. Salvo magari dopo sei mesi disperarci su una società in rovina a causa di un bilancio dissestato.

Dovendo seguirti sulla strada delle citazioni cinematografiche richiamerei L’armata Brancaleone, il bel film di Mario Monicelli, per descrivere lo stato in cui De Laurentiis ha trovato il pianeta calcio quando è arrivato. Il che aumenta di molto i suoi meriti.

Ritengo, e lo ho detto molte volte, che la gestione del presidente sia largamente positiva. La squadra c’è, è forte. Certamente non ha la forza economica di Milan, Inter e Juve. E bene fa De Laurentiis ad averne coscienza.

E poi ti prego. Risparmiami i presidenti “innamorati”. Francamente non credo ai presidenti “innamorati”. Nessuno nella storia del calcio ha fatto più danni dei presidenti “innamorati”. Anche perché l’amore è cieco, caro Max, e poi perché molto spesso non di vero amore si trattava… Preferisco i Presidenti Presidenti!!

Dovendo evocare un film di Visconti a proposito di De Laurentiis avrei ricordato Lo straniero. Che nel titolo, e solo nel titolo, descrive forse il suo rapporto con la città.

Altra musica quando De Laurentiis si avventura a descrivere la città e la sua storia. Ma ne abbiamo già parlato abbastanza.
Guido Trombetti

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