Se falliamo con l’Inter, il giocattolo potrebbe rompersi

A inizio di gennaio Mazzarri disse: “Stupiremo ancora”. Vibravano i sei gol al Genoa e il Napoli aveva in tasca gli ottavi di Champions e 25 milioni di euro ricavati dal torneo europeo. Era a -10 da Milan e Juve, -8 dall’Udinese, -6 dalla Lazio, -2 dall’Inter, pari con la Roma. Quasi un mese dopo, lo stupore è rientrato nei ranghi. Mazzarri dice che il Napoli è da settimo posto. Lo era anche a fine anno seppure con qualche distacco minore. Che cosa è cambiato?

Il filotto delle quattro partite da bottino pieno, cominciato bene a Palermo (3-1), si è “arenato” con i due pareggi contro Bologna e Siena e la squadra è in regresso. Il Napoli non stupisce più e Mazzarri fa discorsi duri. Dimenticando la visione ottimista di inizio gennaio, oggi dice che il Napoli non vale più del settimo posto perché è da settimo posto il suo monte-ingaggi. E’ stato già osservato che non fa testo il monte-ingaggi (semmai premia l’abilità del club di essersi assicurati giocatori di valore senza svenarsi), ma il valore di mercato degli stessi giocatori. Senza contare che Mazzarri è l’allenatore meglio pagato della serie A e perciò dovremmo essere se non primi, almeno secondi o terzi, perché è il “manico” che conta (come spesso insegna il tecnico azzurro).

Come valore di mercato, il Napoli è al quinto posto dopo Inter, Milan, Juventus e Roma. Era considerato addirittura da scudetto (!?). Buttarsi improvvisamente giù, passando da un seducente ottimismo a un crudo realismo che semina delusione, fa pensare che Mazzarri abbia esaurito la grinta. Questo succede alla vigilia del match di Coppa Italia con l’Inter al San Paolo (partita secca che, se si supera, spalancherebbe al Napoli la strada della finale perché in semifinale, andata e ritorno, gli avversari sarebbero Chievo o Siena, o vogliamo temere ancora le squadre “piccole”? ) e a un mese dal primo confronto col Chelsea.

Il rischio, con questo cambiamento di umore, è il default, per usare un termine d’attualità. In una parola più terra-terra: lo sbracamento in tutte le competizioni. La squadra del settimo posto è la stessa del terzo posto dell’anno scorso (più Inler, ma sarebbe meglio dire “meno” Inler). Mazzarri spiega banalmente la “retrocessione” a meno di non essere d’accordo che l’anno scorso siamo stati fortunatissimi e basta (straordinari, lui dice).

L’alibi dello stress-Champions non regge più visto che il torneo europeo è in sosta e il Napoli è peggiorato in classifica allontanandosi dal terzo posto (preliminari della prossima Champions). Nelle sei partite dopo l’ultimo impegno europeo a Villa-Real ha perso la metà dei punti in palio (9) giocando contro formazioni di medio calibro (Novara, Bologna, Siena) e perdendo l’unico confronto di livello (in casa contro la Roma: 1-3). L’assenza del Pocho è stata compensata dalle prestazioni e dai gol di Pandev.

Semmai, Mazzarri ha “ignorato” l’evidente calo di forma di alcuni protagonisti evitando le opportune sostituzioni, giusta l’ammonizione “meglio un asino vivo che un dottore morto”. Ha confuso le acque la risibile previsione del presidente De Laurentiis secondo cui Mazzari potrà diventare il Sir Ferguson del Napoli? Al momento, sembra una battuta da cinepanettone.

Il Napoli ha 7 punti in meno dell’anno scorso. Il freno maggiore è il gran numero di pareggi (4 in casa e 4 fuori) per 16 punti lasciati per strada. Delle prime sette squadre il Napoli ha la peggiore difesa ed è la squadra che ha vinto di meno ma vanta il secondo migliore attacco della serie A. Sono cifre contraddittorie. Il saldo fra gol fatti e subiti è +13 (migliore quarta differenza).

Adesso c’è questa occasione di Coppa contro l’Inter. Fallirla, pur contro una squadra che ha infilato otto vittorie, significherebbe il default, come si diceva all’inizio. Perché, dopo, il “giocattolo” potrebbe rompersi. E chi è capace di aggiustarlo se De Laurentiis è ufficialmente “tiepido” e Mazzarri non ci crede più?

Mimmo Carratelli

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