Hamsik fa divorziare DeLa da Silvio

DeLa & DeMa. Al secolo Aurelio De Laurentiis e Luigi De Magistris, la diarchia politico-calcistica che fa sognare Napoli. E una sorpresa, anche. Perché il 12 maggio scorso una paginata del “Giornale” di Sallusti esultava per un gol ritenuto decisivo nella partita del primo turno: “Napoli, l’assist di De Laurentiis manda in rete il centrodestra. Lettieri incassa il tifo del patron della squadra azzurra: ‘È l’uomo giusto’. Il sondaggista: ‘Qui il calcio può tutto’”. Poi le cose sono andate diversamente e dodici giorni dopo, il 24 maggio, DeLa ha telefonato a DeMa: “Oggi è il mio compleanno e stasera c’è una cena a casa mia a Roma. Lei è invitato”. L’ex pm, benché interista, ha accettato e tra i due è scoccata la scintilla. Anche perché DeLa, su cui la tifoseria napoletana ha giudizi contrastanti, è uno che va subito al sodo: in testa ha un sacco di progetti per “riqualificare” la città e soprattutto non vuole cacciare una lira per la ristrutturazione del San Paolo, destinato a rimanere lo stadio del Napoli. E così, stavolta, il presidente degli azzurri, protagonisti di una stagione straordinaria con il terzo posto che vale la Champions, ha messo a segno un endorsement diabolico e più efficace di quello a favore di Lettieri. Un pronunciamento scolpito ieri a caratteri cubitali sulla prima pagina della “Gazzetta dello Sport”: “Hamsik, De Laurentiis attacca Berlusconi. Se il Milan vuole un giocatore del Napoli, allora mi chiami lui. Anche il capo del governo deve rispettare il fair play finanziario”. Il ventitreenne Marek Hamsik è senza dubbio il giocatore di maggiore talento del Napoli. Lui, il Pocho Lavezzi e Cavani l’atleta di Cristo vengono chiamati i tre tenori. Intoccabili, ovviamente. E il solo pensiero che la chioma con la cresta di “Marekiaro” Hamsik possa agitarsi altrove atterrisce e spaventa il popolo dei tifosi. Quello di DeLa è senza dubbio uno dei colpi più bassi ricevuti dal premier in questi giorni. Eppure i due sono grandi amici. Il 26 aprile del 2009, Berlusconi prima cenò con De Laurentiis a Napoli, poi si diresse alla volta di un locale sulla circonvallazione di Casoria, alla festa dei diciotto anni di Noemi Letizia. Ancora: il Cavaliere aveva pensato proprio ad “Aurelio”, nel gennaio scorso, come il migliore candidato sindaco del Pdl. Ma il presidente del Napoli gli rispose di no, impegnandosi però a sostenere chi sarebbe stato scelto. In effetti, ha mantenuto l’impegno ma adesso è stato lestissimo a salire sul carro dei vincitori, eterna sindrome italica, non solo di Napoli. Fabrizio d’Esposito Il Fatto Quotidiano

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