Federica costretta
a emigrare per vincere

Forse di Napolista c’è poco, ma c’è tanta Italia nella storia di Federica Pellegrini, una delle stelle del nostro sport che ha scelto di emigrare. Forse non è possibile ascrivere la questione al filone “fuga di cervelli” ma a quella di talenti sicuramente sì. Un Paese che non è in grado di offrire una struttura e uno staff tecnico adeguati alla più forte nuotatrice italiana di sempre è un Paese che dovrebbe porsi qualche domanda.
Federica aveva chiesto una piscina coperta e di cinquanta metri. Non è possibile, le hanno risposto. E allora lei, già orfana del maestro Castagnetti, ha preso armi e bagagli, ha lasciato Verona ed è partita per la Francia. Quando sarà in Italia, nuoterà al circolo Aniene, a Roma.
Difficile che il presidente della Federazione Nuoto possa pagare per questo (così come Abete non ha pagato la disfatta dei Mondiali per mano del suo Lippi), men che mai il numero uno del Coni Gianni Petrucci. Tutto passa in cavalleria nello sport italiano. E magari se Federica, grazie al suo talento, porterà a casa una medaglia da Londra 2012 i signori del nostro sport riusciranno persino a guadagnarsi la riconferma. Da noi, tranne in alcune discipline come la scherma e il canottaggio, l’idea che gli atleti possano essere formati proprio non riesce a passare. Da noi ci si affida al talento. O ti chiami Panatta e Tomba, oppure non c’è nulla da fare. Tutt’al più puoi fare un po’ di sport. Se vuoi eccellere devi emigrare.
Massimiliano Gallo

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