D’Alessio non mi piace
ma perché attaccarlo così?

“Napule è mille culure”, mette i brividi ad immaginarla allo stadio con la sciarpata in curva prima dell’inizio del match. Prima dell’avvento di D’Alessio il patron azzurro ci aveva provato con Bennato: ottimo cantautore ma il suo inno era veramente orribile. Adesso ci proverà Gigi. Si sono levate su questo sito e su altri un’infinità di critiche per la scelta. Non sono un appassionato di D’Alessio, ritengo sia un bravo confezionatore di successi mordi e fuggi per un certo pubblico: nella storia della musica difficilmente qualche sua canzone resterà negli annali. Pur essendo giovane sono un vorace ascoltatore di Endrigo, Gaber, Bindi, Tenco, Paoli, De Andrè. Ma non ho mai sopportato questo accanimento nei confronti di D’Alessio e in genere non tollero gli accanimenti preconcetti. A scuola, ai tempi del suo primo Sanremo, i compagni di classe lo deridevano dicendo di lui che non sapesse neppure parlare l’italiano. Eppure, a ben ricordare, i miei compagni non eccellevano nel destreggiarsi con la lingua di Dante.
Basta pochissimo a Napoli per far polemica, soprattutto quando si parla di calcio. I curvaioli più incalliti pretendono addirittura che quando il Napoli vince non si debba cantare ‘O surdato ‘nnammurato e il suo splendido ritornello “Oi vita, oi vita mia”. Sinceramente io sta cosa mica l’ho mai capita.. eccelliamo da sempre nel mondo per tradizioni musicali e poi per i cori allo stadio dobbiamo importare cantilene e motivetti da ogni parte del mondo.
Tanti sono i cantanti napoletani ancora in attività, si parte dai già citati Daniele e Bennato fino ad arrivare a Ranieri, D’Angelo, Peppe Barra, Sal Da Vinci, Finizio, solo per citarne alcuni. Ognuno di loro rappresenta un genere e un modo di intendere la napoletanità. Ognuno di loro rappresenta una Napoli che è per forza di cose diversa dall’altra. Il primissimo Pino Daniele in maniera magistrale riusciva ad essere poetico, verace e popolare allo stesso tempo per poi concentrarsi solo sul suo straordinario talento di musicista e compositore dimenticando l’importanza dei testi. Bennato riuscì persino a scrivere con la Nannini l’inno di Italia ’90 per poi scomparire con canzoncine non degne del suo passato. Il Nino D’Angelo (a me mette i brividi anche il suo inno) di “pop corn e patatine” si è trasformato in un irredentista colto e pure un po’ demagogo.
E D’Alessio? D’Alessio forse rappresenta la Napoli del “vulimmece bene”, del politically correct, del sole-cielo-mare. Una Napoli che è comunque vera, reale, esistente. Ma D’Alessio (e so che pioveranno critiche su questa affermazione) rappresenta anche la Napoli che vuole migliorare. È il made self man napoletano. Qualcuno dirà che deve parte del suo successo alla camorra, vorrei rispondere che fino a prova contraria non ha sentenze passate in giudicato e che in certi ambienti di Napoli, anche se non vuoi, il camorrista lo incontri. Ad ogni modo, comunque si voglia giudicare l’origine del suo successo, se non hai delle qualità può aiutarti pure San Gennaro ma più di tanto non vai avanti. Cosa preferiamo allora? Che certi napoletani restino chiusi nel loro micro-mondo di quartiere senza nessuna possibilità di uscita? Non solo la scuola ma anche la musica può essere un elemento di riscatto sociale. E non prendiamola a male se poi questa musica non ci piace. Preferisco di gran lunga che la nostra città allevi mille Gigi D’Alessio che un cretino che lancia bombe allo stadio. Non essendo fan di D’Alessio riconosco che in fin dei conti canta sempre la stessa unica canzone fatta di stesse melodie in ogni pezzo. Un po’ come succede con i film di Pieraccioni. Tanti sono coloro che pur avendo umili origini hanno avuto successo. Possiamo parlare del già citato Ranieri che girava il mondo con Mario Merola e che poi è diventato un raffinato cultore di antiche canzoni partenopee. O, per fare un altro esempio cinematografico, di Luca Argentero che partendo dal Grande Fratello è diventato un ottimo attore recitando persino con registi del calibro di Ozpetek.
Prima di giudicare la scelta di De Laurentiis mi riserverei quindi di ascoltare che cosa Gigi ci proporrà senza preclusioni di sorta. Anche se concordo con Massimiliano Gallo che comunque il Napoli il suo inno ce l’avrebbe già e si chiama “Napule è”. Forse solo quel Pino Daniele è riuscito a tenere unite attraverso le sue straordinarie canzoni tutte le anime di Napoli. Ma il tempo passa e forse è tempo di adeguarsi senza troppe nostalgie per i “tiempe belle ‘e na vota” . Anzi sarebbe bello, proprio perché viviamo la modernità della rete, che il Napoli proponesse un sondaggio sul suo sito ufficiale su quale inno mettere allo stadio. Ha fatto così anche la Lazio per affibbiare un nome all’aquila. Sarebbe interessante e utile anche da un punto di vista sociologico per farci capire quale anima della tante Napoli prevale al giorno d’oggi.
Valentino Di Giacomo

P.S. Ho avuto grande coraggio nel prendere le difese di D’Alessio dopo tutto quello che è stato scritto. Se non apprezzate i contenuti vogliatemi almeno un po’ bene per la mia temerarietà..

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