Siamo realisti, c’è poco oltre Cavani e Lavezzi

Il ritorno in campo della nazionale italiana di calcio può fornire qualche indizio prezioso per decifrare l’enigma del Napoli di quest’anno. Un enigma rappresentato dall’altalena di emozioni (vittorie in trasferta) e delusioni (Liverpool e Lazio)  e che il professore Guido Trombetti, pur essendo uno dei più grandi matematici del nostro paese, aveva tentato di risolvere all’inizio della stagione in questo modo: una squadra che potrebbe arrivare in una posizione dal quarto al dodicesimo posto. Una forbice troppo larga per fare, in questo caso, del pallone una scienza esatta e assoluta. Una sorta di relativismo partenopeo destinato ad alimentare la contrapposizione tra ottimisti e cassandre e che è visibile anche su questo sito (a proposito: a chi ci accusa, senza citarci, di criticare per darci un’identità segnalo l’eccesso di trionfalismo che sul Napolista ha preceduto la partita con la Lazio). Partiamo dunque dalla nazionale. Precisamente da un’immagine. Il ct Cesare Prandelli seduto in tribuna a Liverpool per visionare i nazionabili azzurri: Maggio e Dossena, forse Cannavaro e Pazienza. Il disastro degli ultimi 25 minuti, lungo il maldestro asse Aronica-Dossena, e le successive prove in campionato del Napoli hanno probabilmente convinto Prandelli a non convocare nessuno dei nostri giocatori. Non solo. Domenica sera a Sky, Mario Sconcerti ha commentato la chiamata di Diamanti al posto di Cassano in maniera impietosa: . Riassumendo: campionato livellato sempre più verso il basso, scarsa qualità in nazionale, nessun napoletano convocato. Questo il contesto, che piaccia o no, in cui inserire le nostre speranze di tifosi. Un’occasione per diventare realisti e disfarci di sogni eccessivi e pessimismi cronici. Il mio realismo parte da una constatazione: la difesa e il centrocampo non sono all’altezza dell’attacco con Lavezzi e Cavani. Meglio: sono la difesa e il centrocampo di una squadra da metà classifica con un attacco da Champions. Questo spiega la soluzione approssimativa data mesi fa da Trombetti. Alcuni esempi: Grava perde colpi; Aronica comincia a essere inguardabile; Cannavaro soffre delle solite amnesie; Gargano corre ma, mettiamocelo bene in testa, è rovinato dall’equivoco di considerarsi un Pirlo sudamericano; Pazienza francamente non vale Ledesma, convocato al posto suo in nazionale (che peccato non averlo preso coi soldi spesi per Yebda e Sosa). Controindicazioni utili per smentirmi: la consacrazione definitiva di Hamsik, attesa come il secondo avvento del Messia; il ritorno di Maggio, sinora una controfigura del giocatore che conosciamo; la continuità del Dossena visto a inizio campionato. Il realismo sarà utile anche per non illudersi troppo sulle prossime campagne acquisti. Per due motivi. Il primo: Walter Mazzarri non sa gestire i campioni con una personalità già strutturata: è successo a Genova con Cassano, a Napoli con Quagliarella. Insomma non ha la duttilità di un Ottavio Bianchi costretto a sopportare la coabitazione tecnica con Lui. Il secondo: la schizofrenia latente della dirigenza passata e presente. A volte i giocatori di peso e spessore ce li hanno buttati addosso (Pazzini e Ledesma, per esempio) e noi abbiamo fatto di tutto per schivarli. Per non parlare della valorizzazione dei giovanissimi: che senso ha, dal punto di vista razionale, portare Dumitru in panchina e dare in prestito Insigne, Ciano e Maiello? Ciò che mi sta veramente a cuore, però, è che tra attese, speranze e sogni a Napoli finalmente c’è un campione che sta realizzando il suo destino. Un giocatore che contro il Milan ha ricamato una rete astrofisica. Teniamocelo stretto. Più degli altri. Fabrizio d’Esposito

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