Lord Vitale, dopo Gerrard la mamma del raccattapalle

«Vitale è proprio nu cuozzo». Stamattina all’ora del solito cappuccio&cornetto è questa la sentenza generale che si è elevata a gran voce dal bar sotto casa. Il motivo per cui il terzino sinistro azzurro sia stato così apostrofato risiederebbe in una sua espressione non proprio gentile rivolta ad un raccattapalle che non gli restituiva celermente il pallone per consentirgli di battere una rimessa laterale. Il buon Gigi Vitale, colto in flagrante dai microfoni a bordo campo di Sky e Mediaset Premium, avrebbe proferito una frase un po’ piccante nei riguardi della genitrice del malcapitato ragazzino laziale che stazionava dietro i cartelloni pubblicitari. La povera signora, secondo sicure fonti del nostro terzino, non sarebbe persona tanto morigerata ma, anzi, una poco di buono molto disponibile nel prodigarsi nei confronti dell’altro sesso.
Ora che il nostro Gigi non sia proprio uno studentello di Cambridge non ci meraviglia. Si è tanto discusso di un suo presunto gesto di scarsissimo sense of humour nei confronti della gigantografia di Steven Gerrard che campeggiava nello stadio di Anfield. Mi meraviglia di più la perentorietà dell’accusa che gli viene mossa dai ragazzi che frequentano il bar sotto casa. A scanso di equivoci, tale bar non mi risulta essere un luogo in cui si tengano consessi di scienziati o premi nobel e né mi pare essere un rifugio per appassionati bibliofili. Anzi, l’irrevocabile sentenza nei confronti di Vitale proveniva da un ragazzo che l’unica volta in cui abbia letto un libro fu quando l’edicolante sbagliò l’inserto del Corriere dello Sport da consegnargli. Invece del magazine dell’auto gli diede un’opera di Dostoevskij. Che lui tra l’altro lesse per intero ritenendo si trattasse di una biografia di una mezz’ala molto in voga della ex Unione Sovietica. Da tale storia, se proprio ci teniamo a passare per ingenui bacchettoni, volessimo trarne una morale o un insegnamento, va quindi rivolto un cortese invito al nostro fluidificante napoletano. Al fine di non scandalizzare tali illuminati menti, soprattutto in orario di fascia protetta per gli animi più puri, il buon Gigi impari a moderare un po’ il linguaggio tenendo a freno gli istinti al turpiloquio. La prossima volta che un raccattapalle non si affretta a restituirgli il pallone può usare un’ottima variante alla sua infelice espressione: «’a birichina ‘e mammeta».. e nessuno avrà più nulla da ridire.
Valentino Di Giacomo

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