Il Napoli è femmina,
non fa la partita: vince!

Bene ha fatto il Napoli a sbloccare subito il risultato. Maggio non ha ringraziato i tifosi per la pazienza ma i tifosi dovrebbero ringraziare lui. Il suo imparabile goal ha permesso alla squadra partenopea di mettere la gara per il verso proprio, quello che nel calcio (e nella vita) per antonomasia è pur sempre il verso giusto. Quello che più le si addice: attesa e ripartenza. Pochi tocchi.
Non s’arrabbi Mazzarri. Il Bologna ha il palleggio per forza. Stan fallendo per aver preferito affidarsi al buio piuttosto che fidarsi dell’amico di Moggi. Ora cercano uno scarico di responsabilità sia in campo che fuori. Pochi tocchi. E pazienza se lasci il pallino agli avversari. Quello con cui si palleggia e non si finalizza non è il pallone: pallino lo chiamano apposta. Pochi tocchi, secchi e senza complimenti.
Quelli il Napoli ad onor del vero li lascia ai tifosi. Ai critici che parlano di Napoli di Vinicio solo perché in campo il Napoli ha, Maggio compreso, quattro attaccanti. Quattro indizi che fanno o meglio farebbero una prova di Napoli fegatoso, offensivo, generoso, minchione. Il Napoli che piace, che si vorrebbe raccontare. Il Napoli che perde insomma, liberando tutti dal senso di colpa in cambio di una targa ricordo. Il Napoli fa la partita ? No. Che senso ha fare la partita quando puoi avere qualcosa di meglio. Il Napoli fa la partita ? Il Napoli vince. E’ femmina.
Il Napoli di Vinicio era un generoso ragazzone votato all’eccesso e dunque al dramma, alla sfiga. Un bullo di casa sprovvisto d’inglese con una sola vittoria in trasferta honoris causa. Non aveva manco l’età per la ragione. Molte delle sue colonne erano stati campioni ed avevano le ore contate. Molte delle sue colonne, burini del calcio minore con la sola grande occasione nella quale bruciare. Un Napoli rimasto negli annali dei secondi posti e nelle robe vecchie degli anni ’70. Un Napoli a metà tra un vialetto del tramonto ed un Pozzetto che a quarant’anni suonati se ne va in città. Questo Napoli qui è una ragazza. Di quelle tra i venti ed i trenta. Se sta a casa soffre. Emancipata, non ha belle storie e casi umani da emozionare. Rinnovare, non raccontare. Non cerca riscatto, al massimo qualche contratto. Fuori casa, è a casa sua. Sa quel che vuole ed aspetta gli eventi perché ha tempo e prospettive. Non mette la gamba. Stende. E’ diverso.
Vincenzo Ricchiuti

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