Niente Zeman, allo stadio
non vai nemmeno pagando

Volevo solo vendere la pizza. È il titolo di un libro uscito ormai da qualche anno in cui l’autore, Marco Furini, racconta in prima persona le disavventure cui è andato incontro nel momento in cui decise di aprire un negozio di pizza al taglio. Si perse nel groviglio inestricabile della nostra burocrazia, si scontrò con i sacrosanti diritti del lavoratore anche quando questi palesemente ha come unico obiettivo quello di rubare lo stipendio stando tranquillamente a casa. Alla fine il malcapitato fu costretto a rinunciare al suo sogno di piccolo imprenditore.
Ecco, il libro ci è venuto in mente oggi pomeriggio allo stadio Flaminio di Roma. Noi, nel nostro piccolo, volevamo solo acquistare il biglietto per una partita di calcio serie C, pardon ora si chiama Lega Pro, tra l’Atletico Roma e il Foggia. Match di scarso interesse, direte voi. Può darsi, ma eravamo in buona compagnia all’esterno del secondo stadio della capitale. In tanti – e non era affatto difficile preventivarlo – avevano avuto la nostra stessa idea. Anche molto vippume, se volete: Bobo Craxi, Antonio Tajani, ci è parso di vedere Publio Fiori, i calciatori Di Biagio, Negro, Balbo. Facile capire il perché: il Foggia è allenato da Zeman, allenatore che non avrà vinto niente nella sua carriera ma che ha trafitto molti cuori calcisticamente. Un po’ per il gioco espresso dalle squadre un po’ per la capacità – molto poco italiana – di denunciare quel che avveniva nel calcio italiano molto prima che scoppiasse Calciopoli.
Tutti lo sapevano. Tranne, evidentemente, la società Atletico Roma, e le forze dell’ordine. E così è stato inutile arrivare allo stadio – che ha una discreta capienza, 24mila posti – due ora prima dell’inizio dell’incontro per acquistare un regolare biglietto. Di botteghini ne erano aperti appena due e tra noi e gli sportelli c’era una marea umana invalicabile. Ci siamo messi diligentemente in fila, certi che prima o poi qualcuno della società o delle forze dell’ordine si rendesse conto che tutta quella gente non ce l’avrebbe mai fatta in tempo a comprare il titolo d’ingresso. Ma non è accaduto niente, nonostante una serie ripetuta di rimostranze. Fare un biglietto nominale è un’operazione che richiede un po’ di tempo, mica è come andare al cinema. Alle tre in punto i botteghini hanno chiuso lasciando fuori dallo stadio almeno quattrocento persone. E lo stadio, racconta chi c’è stato, era semivuoto. Qualcuno si è imbestialito più di altri e ha cominciato ad agitare un’inferriata. A quel punto le forze dell’ordine sono prontamente intervenute in assetto antisommossa. Sarebbe stato davvero carino beccarsi anche una manganellata dopo il tempo inutilemente trascorso lì fuori.
Che cosa dire? Che ancora una volta, grazie alle loro regole, hanno vinto il nostro ministro dell’Interno Roberto Maroni e il nostro capo della polizia Antonio Manganelli. Possono dirsi soddisfatti (insieme con quei furbacchioni dei dirigenti dell’Atletico Roma, ovviamente, che a occhio e croce hanno perso circa settemila euro): ieri sono riusciti a impedire l’ingresso allo stadio a un bel po’ di persone perbene che erano arrivate al Flaminio solo per trascorrere un piacevole pomeriggio assistendo a uno spettacolo quale il calcio ancora dovrebbe essere. I nostri più sentiti complimenti.
Massimiliano Gallo
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