Napoli-Roma, una partita quasi perfetta

La partita più attesa, quella con la Roma, dice Napoli, anzi lo grida forte. Europa e Italia lanciano il medesimo messaggio: la squadra di Mazzarri sta bene e soprattutto modifica sulla bilancia taluni equilibri, ritrova Hamsik e lo aggiunge a Lavezzi e Cavani, formando, in questo inizio di stagione, una sorta di trio meraviglia che mette le ali alla già fervida immaginazione dei tifosi.
Dove arriveranno gli azzurri? Per ora viaggiano su una ragguardevole media e restano in piena corsa sui fronti aperti della stagione, ovvero campionato ed Europa League. Un po’di prudenza rientra nel copione, ma il piglio è quello giusto. Troppa grazia questo 2-0: però, quando il gruppo di Mazzarri imbastisce prestazioni come quella di ieri, anche la Roma, che pure è una signora squadra, si trova in difficoltà estrema. La ripresa Ma non corriamo troppo. Il Napoli ha giocato un secondo tempo perfetto, se la perfezione è di questo mondo, calcio incluso. Non tanto per quello che ha realizzato (due gol in crescendo, spostando il proprio attacco in area avversaria come una carica di cavalleria ventre a terra), ma per quello che ha impedito di realizzare agli avversari. Adesso è tutto avvincente, luminoso, tutti bravi, eppure, prima del fischio d’avvio, pesanti punti interrogativi volteggiavano sopra l’impianto di Fuorigrotta. L’incompiuta di Bucarest con le non parate di De Sanctis giovedì scorso, il regalo di Cribari ai rumeni durante il primo minuto di gioco. E ieri la possibilità per la Roma di godere di due risultati su tre e l’obbligo per il Napoli di vincere per cancellare il deludente ruolino di marcia al San Paolo. Certo, ma come, seguendo quale tattica? Aggredirli? Aspettarli? In più un’afa e un caldo che rappresentavano un ulteriore favore a chi, come i giallorossi, praticano molto possesso di palla e poca corsa. Adesso si può dire che il Napoli ha cancellato dal campo gli avversari per l’intera ripresa, ha concesso loro qualcosa nel quarto d’ora centrale e poi ha colpito con Hamsik in contropiede. Un simile obiettivo non si centra per caso. Mazzarri non ha sbagliato nulla, lui che da tempo De Laurentiis ha confermato, lui che amerebbe diventare il Ferguson azzurro. Non ha sbagliato durante la partita ma neanche prima. Ha spedito in campo una squadra caricata a molla (3 occasioni da gol nei primi 10′). Lo smarrimento della Roma era evidente, come il sacco quando un pugile s’allena. La differenza Dall’altra parte uno scatenato Lavezzi, su livelli altissimi. Difficilmente l’argentino fallisce le grandi occasioni. Ieri era dappertutto: un assist, un altro ancora, una serpentina; il primo e unico errore l’ha commesso quando è uscito troppo presto dalla barriera e si è preso un «giallo», che è andato invero a cercarsi. Ma il Pocho in campo s’è sdoppiato, pressando chiunque gli passasse a tiro. Un tarantolato, un esempio. Tutti hanno partecipato alla manovra, con testa fredda e piedi caldi. Insomma i giocatori hanno risposto, anche se non tutti allo stesso grado di condizione. Il problema, ora, è tenerli sulla corda, perché il rischio di mollare c’è.

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