L’amnesia del Corriere sull’oro del Meridione

Sergio Romano (concittadino del colonnello Negri, medaglia d’oro del Risorgimento che guidò l’eccidio di Pontelandolfo dove vennero trucidati oltre quattrocento inermi cittadini per rappresaglia), rispondendo (in ritardo) a numerosi lettori meridionali che gli chiedevano conto del diritto del Sud ad un risarcimento per i danni subiti per la forzata annessione al Nord, in stretto ossequio al PENSIERO UNICO sull’Unità d’Italia, CERTIFICATO dal Corriere della Sera, sfuggendo all’oggetto della domanda, rivela il proprio “sentimento di fastidio per questo travisamento della storia nazionale”, portato avanti da una storiografia recente che descrive un regno felice dei Borbone.
Subito dopo lo scaltro ambasciatore, preso dalla sua deformazione professionale, attribuisce ai suoi lettori meridionali lo stesso quoziente intellettivo di quelli che leggono “Il Corriere dei Piccoli” e, con fare generoso, concede loro, se questo serve per cambiare in una generazione la classe politica meridionale, come è avvenuto al Nord dove Bossi e i suoi compagni hanno inventato i celti e la Padania, inventatevi pure il regno felice dei Borbone. Quando sono utili al futuro i travisamenti del passato sono perdonabili.
E’ troppo facile sfuggire per la tangente, con un artificio dialettico, al vero problema che gli è stato posto.
L’età dell’oro dei Borbone è l’oro (l’intera ricchezza del Regno) trafugato dai Savoia, tralasciando quello che è accaduto dopo, e mai più restituito al Sud.
Dal momento che l’ambasciatore è stato sicuramente un abile negoziatore, trattiamo pure una onesta transazione per arrivare ad una vera riconciliazione nazionale, nel qual caso, anche a voler concedere una generosa transazione, è certo che i celti della Padania e i cittadini delle regioni limitrofe, purtroppo anche i cittadini meridionali naturalizzati nordisti, dovranno pesantemente tassarsi per tre generazioni.
Il fatto del resto non costituisce una novità storica, visto che come ha ricordato lo stesso Romano recentemente, la Germania sta ancora pagando il risarcimento dei danni che le furono imposti con il trattato di Versailles.
Antonio Patierno

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