Il cinema è l’ideale per la giornata senza calcio

<em>Sono d’accordo con Stefano Romano. La domenica senza Napoli per noi appassionati è una domenica inutile. E non avendo pagelle da redigere. Né commenti da propinare. Mi sono messo a divagare. Sul rapporto tra calcio e cinema. Stefano Romano colto dall’horror vacui di una domenica senza calcio ha deciso di rimediare con il cinema. E bene ha fatto.
Il cinemino può essere un buon palliativo. “Benvenuti al sud” non è niente male. Bisio è molto bravo. Siani pure. Se però ha scelto “La solitudine dei numeri primi” ha fatto proprio una buona scelta.
In fondo il cinema e lo stadio hanno elementi comuni.
Andare allo stadio ha il suo rituale. Così come andare al cinema ha il suo. Sempre gli stessi amici. Sempre lo stesso giorno. Sempre lo stesso orario. Poi c’è la scelta del film. E quella della sala. Ognuno ha la sua sala preferita. Come allo stadio ognuno ha un settore, un posto preferito.
Lo spettacolo è nel calcio come nel cinema solo una parte del piacere. E’ la parte emozionale. Che si brucia in un paio d’ore.
Poi c’è il dopo. Mi vien da dire il bello. Le quattro chiacchiere. Il piacere delle quattro chiacchiere. Che può capire solo “chi se le fa”. E che rendono il calcio ed il cinema eventi ( anche se diversi) fortemente socializzanti.
Il dopo partita comincia in auto e prosegue per qualche giorno. Commenti. Osservazioni. Critiche. La tattica. Il gioco sulle fasce. Le ripartenze… In fondo, a pensarci bene, il dopo partita è quasi più bello della partita. Perché da spettatore tu diventi attore. “Io Pazienza lo avrei tolto. Lavezzi deve tornare di meno. Hamsik bisogna sistemarlo dietro le punte a far da rifinitore…” E chi più ne ha più ne mette. Ogni opinione è sostenibile. Ogni parere ha la sua dignità. A volte discuti con qualcuno ed hai l’impressione di aver visto un’altra partita. Tanto è soggettivo il giudizio sui singoli e sulla squadra.
Il dopo cinema è molto simile. Che senso ha vedere un film da soli? Ditemelo voi. E che senso ha se poi non segue la pizza con il commento. Ed anche parlando di un film ti può accadere di pensare “ma questo qui ha visto un altro film”.
Resta però il piacere di parlarne. Il piacere delle quattro chiacchiere. Sul complesso dello spettacolo. E sulla prestazione dei singoli. Che poi i singoli siano attori o calciatori poco cambia.
Ad esempio su La solitudine dei numeri primi ho sentito i giudizi più disparati. “Da un bel libro un brutto film”, “ Saverio Costanzo fa centro un’altra volta”… Io penso che il regista Saverio Costanzo abbia avuto coraggio. Non era impresa facile trasferire sullo schermo un romanzo denso di raffinati e complessi risvolti psicologici. Testo avvincente. A tratti angosciante. Mattia e Alice sono due ragazzi. I protagonisti. Per entrambi l’infanzia segnata da un evento terribile. I segni del quale riemergono continuamente nei comportamenti di entrambi. Le loro vite scorrono vicine. Stessa scuola. Stesso ambiente. Ma…Ma, pur molto vicine, non si uniscono mai.
Il linguaggio scelto da Costanzo per portare sullo schermo il romanzo è efficace ma non semplice. Forse più adatto a chi ha già letto il romanzo. Per gli altri non è privo di asperità. Quel continuo andare avanti e indietro tra i protagonisti e nel tempo può indurre qualche sbandamento nello spettatore.
A me personalmente, comunque, sono piaciuti molto entrambi. Romanzo e film. Ma la pianto qui. Questo sito è il napolista. Non il cinemista.</em>
<strong>Guido Trombetti</strong>

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