Ho un fratello romanista che mi sta evitando

La testa alta ed un sorriso tipo durbans sulle labbra. Niente volgarità, niente sfottò nè gesti irriverenti. Però, che classe sti Napolisti in trasferta. Che lezione di stile, che sobrietà, che gusto. Mi sono detto: “Non esiste Gianlù, ti devi allineare! Non puoi essere da meno”. Dice: “Ma tu che centri? Mica sei fuori? Mica ti hanno esiliato nella capitale?”. Ma quale esilio? Ma di che Roma parli? La verità è che sono perseguitato in casa da trent’anni! Deriso, provocato, umiliato, oppresso e molestato da un fratello di provata fede giallorossa. Un lupacchiotto di vecchia data. Un napoletano romanista. Un burinaccio di acquisizione. Uno che prima tifa Roma e poi odia Napoli. Un antinapolista per eccellenza e ho detto tutto.  Ma non ho resistito. Ho ceduto quasi subito alla mia sete di vendetta e l’ho telefonato, senza aspettare il tempo che lo facesse lui. Gli dico: “Pronto Frà?”. “Ma chi è?” fa lui. “Come chi è? So’ tuo fratello!”. “Marcello chi?”. “Ma qua’ Marcello, TUO  FRATELLO!”. “Uè Gianlù, ti sento male! Ti chiamo dopo io!”. E così ho atteso invano tutto il pomeriggio che mi richiamasse . Poi verso sera, ma tardi che avevo quasi spento il cellulare, mi arriva questo striminzito messaggino: “Il primo tempo siamo stati superiori. Poi la partita l’ha persa l’allenatore. A Roma sarà tutta un’altra storia!”. “M’ha fatto!” penso là per là “Neanche lo sfizio di infierire!”. Poi a mente fredda ci ragiono: “Sai che goduria batterli all’Olimpico?”.
Metto in memoria l’SMS e c’è mio padre che mi guarda sulla porta: “Ancora sveglio, ancora co’ sto cellulare?”. “Non preoccuparti Pà, stanotte dorme tranquillo!”. Sento i suoi passi allontanarsi in corridoio e anch’io sorrido. Chissà se avrà capito l’allusione. La sua Inter ha appena steccato in casa con la Vecchia Signora. La classifica ci vede culo e camicia con la “detentrice”.
Spengo la luce. La testa sul cuscino…Il bello deve ancora venire…
Gianluca Maria Marino

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