Napoli poco saggio
e privo di rincalzi

Gli alti e bassi del Napoli disorientano, ma non sono gli unici in questo inizio di campionato. La Roma e la Fiorentina sono sul fondo. La Juventus sbanda. Il Palermo (la migliore formazione del lotto di rincalzo al vertice) ha appena messo a segno la prima vittoria. Pesano tutti questi confronti ravvicinati, si gioca ogni tre giorni. E il Napoli scopre una lacuna. La “rosa” dei rincalzi non è ancora pronta (ma Josè Sosa, con Lavezzi, è stato convocato nella nazionale argentina). In queste condizioni il turn-over è un azzardo, come è successo contro l’Utrecht. Ma gli undici sempre in campo fin quando potranno reggere da soli?
La partita col Chievo ha confermato un’altra incapacità del Napoli: la gestione delle gare nei momenti di difficoltà. Priva di un autentico leader in campo che ne detti i tempi, la squadra non sa rallentare quando le gambe non girano, il giro-palla è incerto, la difesa viene protetta poco, i palloni consegnati agli avversari sono troppi. Il Napoli non può assecondare continuamente la propensione di squadra votata all’attacco (come nell’eccezionale serata di Genova) perché le energie finiscono in rosso. Gli azzurri, fisicamente sulle ginocchia contro il Chievo, anziché proteggersi a difesa anche del pareggio, si sono scoperti e, poiché le gambe erano pesanti, non recuperavano sui palloni perduti, e ne perdevano tanti perché i muscoli non ubbidivano più agli impulsi del cervello.
E’ probabile che il “San Paolo”, che chiede sempre spettacolo e vittorie, influisca sulla squadra sollecitandone la generosità e la spinta, memore di miracolosi recuperi nel passato. Ma i giocatori (e il tecnico da bordocampo) devono capire quando bisogna tirare i remi in barca, difendere e resistere perché la stanchezza riduce le chances e l’avversario prende il sopravvento. La squadra, quand’è in difficoltà, deve curare la giusta distanza fra i reparti, fare melina senza incertezze, proteggersi e spedire qualche pallone in tribuna.
La “bella squadra” deve diventare saggia, non rinunciataria ma accorta, adulta, perché non s’è mai vista una formazione andare sempre a cento all’ora. E non sta scritto da nessuna parte che si devono vincere tutte le partite. Saremmo da scudetto e non lo siamo.
Si continua a giocare a ritmo sostenuto. Domenica a Cesena, all’inconsueta ora di pranzo. Giovedì a Bucarest. La partita di campionato alle 12,30 presenterà ulteriori difficoltà (ma sono uguali per i romagnoli). Dopo un avvio fulminante (un pareggio a Roma e due vittorie casalinghe, una sul Milan), il Cesena è caduto a Catania. Al di là delle belle qualità della formazione romagnola, è una squadra battibile. L’arma migliore è la velocità sulle corsie con l’argentino Schelotto a destra e la rivelazione Giaccherini, minuscolo Speedy Gonzalez, a sinistra. In attacco una vecchia (33 anni) e astuta punta, l’albanese Bogdani di notevole stazza (1,91). In mezzo al campo, un consumato direttore d’orchestra, il ghanese Appiah (30 anni). Il Cesena (migliore difesa in serie B) ha giocato meno partite del Napoli ed è probabile che, come il Chievo, sarà più fresco degli azzurri. Solo un Napoli saggio può puntare a un risultato positivo, il Napoli che gioca meglio in trasferta senza l’”emozione” del “San Paolo”, più raccolto e votato al contropiede.
<strong>Mimmo Carratell</strong>i

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