Napoli che paradosso
critiche dopo la bell’estate

Nervi a fior di pelle. Altissima tensione. Basta un veloce giro su uno dei tanti forum di supporters azzurri, o partecipare ad una chiacchierata da bar, per rendersene conto. Quella napoletana è una tifoseria sul piede di guerra (civile), con gravi accenni di schizofrenia bipolare (pro e contro Quagliarella, pro e contro De Laurentiis, pro e contro Mazzarri etc. etc.). Il tutto a termine di una campagna acquisti certo non esaltante, ma neanche da buttar via, cominciata col colpo Cavani, condita da diverse scommesse, e funestata dalla repentina cessione dell’eroe patrioarcinemico Fabio Quagliarella. Non essendo cominciata ancora la prevendita, non si sa bene per Napoli-Bari quanti spettatori saranno presenti al san Paolo, ma non si prevede affatto il pienone. Date le premesse, conoscendo l’indole critica dei tifosi azzurri, e tenendo presente l’attitudine contestataria dei gruppi organizzati (eccitata dalla querelle tessera del tifoso), non risulta difficile ipotizzare che l’esordio casalingo non sarà una festa. A meno che il Napoli non stracci i galletti pugliesi con una goleada stile Milan-Lecce, sbaragliando così ogni scetticismo. Il paradosso è che si arriva ad una situazione del genere dopo un mese di agosto positivo. Primo turno di Europa League superato in maniera convincente, difficile esordio al Franchi dove per poco non si rischiava di fare il colpaccio. Gioco apprezzabile fino a quando hanno retto le gambe, e la soddisfazione di un attaccante che sigla tre gol nelle prime due partite da titolare. Bisogna fare tutti un passo indietro e ritrovare la giusta, fredda lucidità prima che un nervosismo da troppo amore rovini il giocattolo prematuramente. Tutti: dall’ultimo dei tifosi al presidente. E per farlo non c’è miglior immagine di quella di Cavani, la sua faccia da adolescente e la sua calma serafica da monaco tibetano. Arrivato in un momento complesso, lanciato nella mischia mentre si consumava il più grave dramma dell’epoca De Laurentiis, ha risposto con i sorrisi, l’impegno, i gol e i toni pacati. L’abbraccio in panchina con Lavezzi è già storia. Aspettiamo che gli eventi maturino per giudicare. Teniamo alto il nostro acume critico, ma rinfoderiamo le sciabole. Per il bene del Napoli, ma anche per quello del nostro fegato. <strong>Roberto Procaccin</strong>i

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