Mazzarri trascura i nuovi squadra senza gioco

Il Napoli si allinea subito con le grandi del campionato: purtroppo. Gioca male e non vince contro un Bari piccolo ma moderno. Modesto avvio: due punti in due gare, è la media Donadoni. Ma quest’anno c’è un Cavani in più. Tocca a Mazzarri: rinnovare squadra e sistema tattico.Ma ci volevano i fischi dei tifosi per dare tono ad un Napoli mai così impacciato, confuso, sbandato? Il gol di Cavani, il quarto nelle sue prime tre gare, ha esorcizzato le incomprensibili paure dei compagni, passati in un minuto dal possibile 0-2 (palo di Barreto) all’1-1. Si possono cogliere due motivi per spiegare il pessimo avvio: il gelo del pubblico, più modesto nel numero e negli entusiasmi, più scettico ed esigente, ma anche una valutazione eccessiva dei meccanismi tattici del Bari. Il Napoli è apparso subito impegnato a neutralizzare il Bari piuttosto che a travolgerlo. Un ingiustificato deficit di sicurezza. Quasi non fosse consapevole del suo alto potenziale tecnico, del ruolo che il campionato gli assegna, delle stesse aspettative del pubblico.Negli spazi vuoti del settore distinti sono evidentemente caduti gli appelli della società e del tecnico: non c’è stato l’atteso ritorno di fiamma. Anche la formazione, con il solo Cavani in più rispetto allo scorso anno, priva di eccitanti novità ed interesse la prima notturna di campionato al San Paolo. Il debutto di Cavani meritava un altro scenario. Come se fosse trascorsa una estate senza emozioni: lo stesso Mazzarri non valorizza il mercato, lasciando fuori tutti i nuovi. Insiste anche su Grava, suo malgrado coinvolto nelle anomalie difensive nel gol del Bari, quando il sorprendente gregario di un anno fa s’inchioda sulla linea di porta, trascurando Barreto e ostacolando De Sanctis che rotola all’indietro nella sua porta come un sacco cascato da una gru. Ovvia la riflessione: possibile che Santacroce non riesca ancora a farsi largo in questa dissennata difesa?Ma i limiti più gravi, emersi tutti nella prima mezz’ora, hanno subito favorito il Bari. Napoli non solo prevedibile, una fotocopia dell’anno scorso, ma anche preoccupato. Ha dovuto trasferire il destro Campagnaro a sinistra per arginare il temutissimo Alvarez in tandem con Dossena, che ha ispirato il gol del pareggio solo quando si è finalmente proposto sulla sua corsia. Quando è uscito Dossena, si è visto un altro destro a sinistra: Zuniga. Deve poi correre dalla panchina il mancino Aronica per dare equilibrio e logica ai flussi della corsia sinistra. Queste disarmonie sono segnali di un’emergenza tattica. Può andare in emergenza una squadra attesa di nuovo giovedì sera per la gara con l’Utrecht, quindi di livello europeo, contro il Bari?Ma il Bari era meglio organizzato, aveva un gioco. Il Napoli no: ecco perché doveva ricorrere agli odiosi passaggi verticali dalla difesa all’attacco, rapidi sì ma scontati; ecco perché concedeva spazi fatali al Bari, finché la formazione di Ventura si è data un ordine. Un Napoli slegato, quindi di avventura, carico di buone intenzioni e di affanni, costretto a soffrire. Sulle fasce, per tamponare Alvarez sulla sua sinistra, Ghezzal e Parisi sulla sua destra. Ma anche al centro, dove il combattivo Pazienza finiva nella morsa di Almiron e Donati. Si moltiplica Gargano, perdendo il conto dei suoi chilometri. Peccato che in un Napoli disordinato debba correre troppo e qualche volta a vuoto. Poteva ampliare lo spettro del gioco Maggio, ma è ben lontano dall’esterno intuitivo che creava gioco con le sue cavalcate sulla destra o s’infilava in area per concludere. Squadra generosa ma scombinata: ciascuno per proprio conto, e tutti rivolti all’attacco nella speranza di agganciare Cavani, prima punta. Rappresenta per ora l’unica ma importante novità tra un Napoli e l’altro, ed è micidiale quando la sua lucida aggressività incrocia l’intelligenza tattica di Hamsik. Come nel gol del pareggio, con la diretta regia dello slovacco e la solenne disinvoltura del nuovo bomber sudamericano. Sono i primi squarci di futuro azzurro. Che il Napoli debba cercare qualcosa di nuovo, lo dimostra Sosa. Rileva Pazienza, indovina una luminosa apertura per Lavezzi che trova in velocità il puntuale Cannavaro, subito dopo però ingannato da Almiron e Castillo (gol del 2-2). Sosa è un altro spiraglio per vedere risorse ed energie da valorizzare. Tocca a Mazzarri, deve fondere vecchio e nuovo Napoli, in un profondo restauro tattico. In una parola: deve dargli un gioco inedito. Non si vive di uomini fidati e ricordi neanche nel calcio. Antonio Corbo (da La Repubblica)

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