Ma perché De Laurentiis
dà sempre carta bianca?

Il professor Trombetti provoca. Sottilmente, ma provoca. Analizza la campagna acquisti e non può certo fare salti di gioia. Congeda senza drammi Quagliarella e sfotticchia me per non aver speso una lacrimuccia in occasione dell’addio di Cigarini. Constata che gli azzurri di fatto non hanno turn-over, ma solo titolari e panchinari non all’altezza dei primi, però esclude che possa dipendere dalla vista corta dell’allenatore. Lo lega, più che altro, alla accorta politica economica della società. Ricordando come in passato altri presidenti ci abbiano regalato un mese di grandi illusioni con qualche acquisto ad effetto e poi ci abbiano portato dritti dritti in serie B. Ciò, però, non impedisce al professore di parlare di aurea mediocritas del Napoli finendo col dichiarare al Corriere del Mezzogiorno che la squadra in campionato potrà arrivare tanto quarta che dodicesima.
Sperando di aver sintetizzato in maniera efficace il suo pensiero, passo a qualche considerazione (della presunta politica avveduta della società scriverò un’altra volta) . Su Quagliarella non dico più nulla: sono estrema minoranza ormai, il popolo ha preso il sopravvento e se poi l’ha detto pure ‘o banco lotto che è n’omm’e merda, allora devo solo incassare e portare a casa. Quanto a Cigarini, che cosa dire? Sono old style, per me vale la vecchia regola che a calcio o sai giocare o non sai giocare, la palla o la sai stoppare o non la sai stoppare. A scuola, o per strada, il metodo migliore per fare le squadre era sempre quello dei capitani che si sceglievano a turno i giocatori. Una selezione naturale e impietosa: si partiva dai più forti per concludere coi più scarsi. Ecco, io credo che a scuola Cigarini sarebbe stato chiamato subito, mentre il pur generoso Blasi avrebbe dovuto attendere qualche minuto in più nel gruppo dei piedi ruvidi. Diciamocela tutta, rimpiazzare l’ex regista dell’Under 21 col guerriero è roba da ritiro del patentino da allenatore. Ma tant’è, sulla panchina del Napoli c’è Mazzarri e quindi viva Mazzarri (l’unico toscano privo di senso dell’ironia, come notava Maurelli).
Il nostro allenatore l’anno scorso ha compiuto un mezzo miracolo, non c’è che dire. E quindi è giusto dargli fiducia (tra l’altro Cavani è un grande acquisto e di questo Yebda si parla molto bene). Però io non capisco perché questa società proceda sempre col metodo della carta bianca: prima a Marino, e poi a Mazzarri che ha praticamente disfatto la squadra dello scorso anno. Possibile che la società debba sempre delegare in toto la gestione? Francamente non condivido. Mazzarri ha la sua idea di calcio, per carità. Però io, a differenza del professore, temo che lui – come tanti – ami lavorare con i cosiddetti signor sì. E’ umano, per carità, ma è un morbo che quando ti assale è difficile liberarsene. Quello non va bene, quello non mi segue, quello mi ha criticato, quello non mi sorride, a quello glielo faccio vedere io. E’ umano, lo ripeto. Ma proprio per questo il ruolo della società è fondamentale. L’allenatore è uno stipendiato: è giusto sposare le sue idee ma è sbagliato consegnargli le chiavi di casa. Berlusconi (che un po’ di calcio ne capisce) non lo fece nemmeno con Arrigo Sacchi, figurarsi se il buon Aurelio non potrebbe farlo con il nostro Walter. Per il bene di Mazzarri stesso e, soprattutto, del nostro Napoli.
Massimiliano Gallo

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