Grandi in affanno,
manca concretezza

Tra le sorprese negative della seconda di campionato figura parzialmente il Napoli. Come le outsider hanno avvertito il campionato coi 5 gol del Cagliari alla Roma o con i due del Cesena al Milan, oppure col 3-2 di Brescia-Palermo, così gli azzurri di Mazzarri sono stati avvisati che non tira buon aria. Il pareggio con il Bari non rappresenta altro che un campanello d’allarme. Il denominatore comune con le grandi deluse consiste in una condizione generale piuttosto approssimativa.
Anche i vecchi vizi dei partenopei allarmano l’universo dei tifosi, ne congelano gli entusiasmi e seminano qualche preoccupazione. Due mesi di lavoro e una piccola rivoluzione (l’uscita di alcuni effettivi, primi tra tutti Cigarini e Quagliarella) non hanno prodotto il salto di qualità auspicato. Due pareggi in due partite accrescono la delusione, come se non fossero bastati gli altri punti dolenti: pochi spettatori, sgretolati dalla passione che non s’accende, e altrettanto pochi abbonati, sinora solo 10mila.
È chiaro che qualcosa non va, è evidente che le novità hanno bisogno di tempo per essere assimilate e i difetti per essere corretti. Mazzarri lavorerà a fondo in questi pochissimi giorni che lo separano da Europa League e campionato, con l’obiettivo minimo di pescare tra i suoi un difensore che sappia giocare d’anticipo (l’errore di Grava sul gol di Barreto fa il paio con quello di Campagnaro) e quello massimo di inserire in rosa un attaccante che garantisca gol.
È probabile che siano stati sottovalutati alcuni limiti della compagine. Altri (come la mancanza di un centrocampista di forza e qualità) erano già stati individuati. Lavori in corso Ma il pari col Bari ha dimostrato come il 3-5-2 napoletano sia ancora molto lontano da quello, già collaudato, dell’anno scorso: si è sentita la mancanza di un lanciatore, di ali che pretendano il pallone in corsa e non lo aspettino sul piede, di un attaccante che retroceda per rifinire. Bene Dossena, ma i suoi cross servono a poco se non trovano i colpi di testa delle punte. Alcune di queste lacune potrebbero trovare una soluzione naturale con l’inserimento di Santacroce, con l’innesto di Yebda, con l’assimilazione di Sosa e Lucarelli, insomma: grazie a un sano turn over. Altri limiti sono destinati a resistere anche se nel pareggio di ieri sera ha colpito soprattutto l’impreparazione dinnanzi ai movimenti più caratteristici (e dunque più conosciuti, e dunque più prevedibili) della squadra di Ventura. In particolare, la linea di difesa e quella del pressing sono rimaste molto basse, consentendo agli avversari un’impostazione comoda del gioco e un’occupazione sia ampia sia profonda del campo. Un buco tattico, tant’è che i pugliesi si sono presentati una mezza dozzina di volte con l’uomo solo davanti a De Sanctis. Ritrovare il passo Evidentemente non sono bastati i due mesi di precampionato e questo abbrivio di settembre: ma non è un dramma, mancano ancora una cura pignola dei dettagli (come s’è visto in occasione del gol di Barreto) e un’interpretazione più spontanea degli schemi, nei quali gli azzurri si calano con eccessiva e scolastica rigidità.
Toni Iavarone

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