Alle 9 e 22 San Gennaro ha fatto il suo

San Gennaro ha fatto il miracolo alle 9.22 e questo è un modo per cominciare bene la giornata. Del resto era o non era il nostro allenatore che nel tentativo di ingraziarsi la tifoseria azzurra lo invocò qualche tempo fa? E fu la prima pioggia di critiche perché con san Gennaro non si scherza e Mazzarri lo capì e chiese scusa.
Quello delle battute infelici sembra di essere un refrain per questa società. Cominciò San Gennaro, poi è arrivata la playstation, infine il Real Napoli. Il dubbio è che tra un presidente romano, un allenatore toscano ed un direttore sportivo di origini patavine, questa società stia perdendo di napoletanità. Che da un lato è un bene, perché noi napoletani abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni a fare le cose che evidentemente non sappiamo fare se è vero che nel dopo Naldi nessun imprenditore partenopeo ha saputo rilevare questa squadra. Ma dall’altro lato rischia di mettere contro la società e la città a furia di scivoloni linguisitici. A questo da aggiungere un voler continuamente rifiutare la storia. Ma l’errore è proprio questo. Mentre i tifosi entrano lentamente nel post-maradonismo, la società lo resuscita in continuazione e nella maniera peggiore possibile, rivendicandone la differenza. Noi e loro. Il problema è che il Napoli non è il Napoli di prima e quello di dopo. Per i tifosi il Napoli è il Napoli basta, Jeppson, Lauro, Naldi, Frappampina, Beto, Amadei, Cavani  e Ferlaino compresi. Perché qui il paradosso è che non si può imputare a questa società un cattivo lavoro, tutt’altro. Quest’anno doveva essere l’anno del decollo, e invece siamo ancora lì a viaggiare a mezz’altezza. Ma tant’è, abbiamo aspettato tanto, possiamo attendere un altro anno. Il problema è che il malumore per il salto di qualità che non arriva, cresce proprio dopo gli scivoloni linguistici della triade De Laurentiis-Bigon-Mazzarri che sembrano non aver capito fino in fondo la realtà e fanno battute e promesse da marinaio. Prendo Pazzini, Balotelli, l’attaccante da venti gol. E poi la pessima organizzazione per la tessera del tifoso, la Scampions, la playstation, il Real Madrid. Uscite fuori luogo, cadute di stile che si pagano alla prima stecca sul campo perché il Napoli è una cosa troppo seria per essere presa in giro. Proprio come San Gennaro che ha fermato la lava del Vesuvio e continua imperterrito a fare miracoli.
Paolo Carafa

ilnapolista © riproduzione riservata