Ci salva Cavani
una faccia da scugnizzo

Pomeriggio domenicale con atomi di nostalgia nell’aria e nella mente. Fonte delle radiazioni, il bellissimo gol di Quagliarella all’Udinese. Nella memoria, ancora fresche le immagini di un Napoli a velocità ridotta in coppa Europa; negli occhi, quel colpo di tacco che ha mandato con dolce fermezza la palla nella rete friulana.Pomeriggio di malumori e scontentezze: via da Napoli il giocatore che già nel volto e nello sguardo ha le pieghe espressive dei ragazzi del golfo, gioca e segna. Quagliarella Fabio, da Castellammare. Il posto in cui nacque Raffaele Viviani, ai cui personaggi Fabio rimanda: uno scugnizzo che in maglia azzurra è rimasto solo un anno. E che è andato – o è stato avviato – alla nemica Juve, dove dà spettacolo mentre nel Napoli l’idea scugnizzesca del calcio sembra appannata. Quel calcio, cioè, fatto di guizzi e invenzioni, finte e tiri improvvisi, corse a perdifiato con cross assassini, gol imprendibili perché nati da forza e astuzia in eguali proporzioni. O di abili giocate difensive, capaci di imbambolare l’avversario e soffiargli il pallone per un rilancio ficcante.
Un fantasma si aggira tra le file del tifo azzurro. E se quella spinta propulsiva che l’anno scorso fece del Napoli una bella realtà si fosse esaurita? E se i protagonisti di indimenticabili, riusciti inseguimenti, non avessero più l’entusiasmo necessario? Quell’entusiasmo che invece proprio Quagliarella sì è portato dietro?
Nell’attesa che a Genova prenda il via la partita serale, il pomeriggio porta col vento leggero nomi e ricordi di giocatori-scugnizzi, piedi buoni e cuore generoso. Campioni grandi, medi e piccoli. Ma tutti legati da un forte e invisibile filo alle attese del pubblico. Il leone Vinicio, venuto dal Brasile, 69 gol in 5 campionati. Totonno Juliano, altro volto vivianesco, tessitore di centrocampo col gusto del gol. Canè, generoso guaglione. E Sivori, Careca, Zola, il centravanti Schwoch che con i suoi gol ci aiutò non poco a tornare in serie A, dove poi ricademmo. E gli altri scugnizzi con carta d’identità napoletana, dal roccioso Bruscolotti all’appassionato Rambone, da Ferrara e Cannavaro, difensori impeccabili e presto emigrati, ai meno ricordati Celestini e Ciccio Esposito, Abbondanza e Musella. Fino a Maradona, monumento vivente dello scugnizzo che gioca al pallone. Nomi, volti, figure, replay mnemonici di azioni, mischie, tiri in porta e gol.
Ma Quagliarella si sovrappone, scugnizzo in servizio attivo ormai lontano dal San Paolo.
Poi ecco Samp-Napoli. E improvvisamente torna la grinta. Gli azzurri corrono, giocano, tirano, difendono, attaccano. Senza fermarsi, senza distrarsi. Il fuoco si risveglia. L’immagine di Quagliarella che segna ed esulta con la maglia della Vecchia signora si allontana, sfocata e sbiadita. La malinconia si è vaporizzata, ora c’è un senso piacevole di ritorno alla speranza. Rimonta e vittoria. Gol-partita nei piedi di Cavani, faccia da scugnizzo, senza dubbi.
Mimmo Liguoro

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