Riusciranno i nostri eroi
a farsi la tessera?

<em>Quest’articolo lo comincio all’una meno venti del dieci agosto. Un tempo, quand’ero ragazzo, era San Lorenzo. Oggi, non so. Ieri, il buon Maurelli mi ha girato un po’ di pagine nei forum dedicati al Napolista. Ce ne dicono di ogni, ovviamente. Chi ci dà del comunista, chi dei giornalisti di seconda fascia. Io qui non voglio parlare di politica, anche perché scontenterei tutti, già lo so. Però mi domando: si può essere malati del Napoli senza appecoronarsi? Ecco, forse il Napolista è la risposta a questa domanda.
Da giorni stiamo cercando di sottoscrivere questa cazzo di tessera del tifoso (il buon Patierno  mi perdonerà, ma è un assurdo giuridico). E comunque ancora non so quale sia l’ufficio postale di Roma dove posso sottoscriverla. A Napoli danno due moduli a persona (ma che è, il pane in tempi di guerra?) e ogni giorno ogni ufficio postale non accetta più di trentacinque richieste (così hanno riferito a Roberto all’ufficio postale di Mergellina). Una roba allucinante. L’obiettivo è sin troppo chiaro: scoraggiare le persone, non farle più andare allo stadio. C’erano quasi riusciti persino con un malato inguaribile come Claudio Botti. E’ una follia e qualcuno che conta dovrebbe pur gridarlo, che sia al governo o all’opposizione, che viva al Quirinale o si candidi nel collegio di Gallipoli. Ma tanto, pare che per andare in tribuna d’onore non ce ne sia bisogno (della tessera del tifoso).
E’ la solita Italia, il Paese del patto di sindacato. Anche se hai lo 0,5% di azioni, se sono quelle giuste, conti più di quello che ne possiede il venti. Li chiamarono furbetti eppure spiegarono come funziona il sistema bancario in questo Paese, e non solo. Va bene, ho detto fin troppo. Io domani ci riprovo. E non mi arrendo. Ci vogliono togliere il calcio, ma una partita senza pubblico ricorda un po’ quel detto degli indiani d’America: quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro. Seppellite il mio cuore in curva B.</em>
<strong>Massimiliano Gallo</strong>

ilnapolista © riproduzione riservata