Se segna Messi esulto

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Sono giorni che ci penso. Eppure resto ferma immobile massacrandomi le mani. Ogni volta che la mia mano destra apre il foglio word per iniziare a parlare di Lui, la sinistra la bacchetta perché il cervello le ha detto che no, non si può fare, no.
Non ho mai visto Diego Armando Maradona giocare al San Paolo. La mia prima partita, in Tribuna laterale, accanto alla curva A, è arrivata l’anno dopo il suo ritiro. L’atmosfera era molto sotto tono, ma io, ovviamente, non lo sapevo. Per me era bello uguale, essere lì. Ma ero poco più che una ragazzina ed è comprensibile fosse così. Oggi no. Oggi questa la sento come una macchia indelebile. Come può, chi non l’ha mai visto giocare, scrivere qualcosa di Lui?
Dopo aver letto il divertente articolo di Maurelli ed essermi chiesta se sono una napolista doc, però, tacere non è più possibile. Non serve una Tac che scandagli un cervello per capire cosa pensa un napolista doc. Il napolista doc è uno che vive di passione, poco importa ciò che c’è stato prima. Il napolista doc pensa che tutto sia possibile, che tutto possa accadere, proprio perché, forse, non è accaduto fino ad ora. Ecco perché il napolista doc è per forza napoletano. Napoletano dentro, non all’anagrafe. La napoletanità, tanto bistrattata ed osannata è parte integrante del cuore e della testa di un napolista doc. Premessa doverosa ma non necessaria.
Ora veniamo a Lui. Intendo usare poche parole, proprio perché, come ho detto, non credo di essere la persona giusta per parlare. Sì, Dunga è superiore tatticamente, ma il Brasile è tanto perfetto e bello da risultare anche noioso. Sì, l’Argentina ha enormi problemi in difesa e con il Messico ho temuto più volte non potesse finire in vittoria (il Messico, che grandissima squadra, un peccato. E quel Juarez che giocatore. La Lazio farebbe davvero un grande affare a comprarlo), ma l’anarchia e l’estro e la carica che c’è in ognuno degli undici “maradoneti” fa emozionare. Se Lui in persona venisse ad allenare il Napoli non ci servirebbe né campagna acquisti né patron né il dodicesimo uomo rappresentato dal tifo allo stadio. Se lui allenasse la nostra squadra, la nostra sarebbe, appunto, una squadra. Perché è il carisma la cosa che più gli dobbiamo invidiare. Uno che è caduto, che è stato massacrato (ma che si è anche tanto divertito, eh) ma che ancora ha quella faccia sorniona con cui prende “per il culo” tutti. E sì che se ne sta prendendo di soddisfazioni. È quell’abbraccio uomo per uomo che fa la differenza, il modo in cui quei ragazzetti che neppure erano nati quando lui giocava lo guardano, come fosse un Dio, perché Lui è MaraDio. Mai nome fu più azzeccato.
Ecco perché Credo sinceramente che tutti noi non possiamo che aspettare un gol di Messi a rendere più perfetto il quadro. Tanto il paragone è inutile, non regge, non reggerà mai. Uno come Lui ancora non è tornato sulla terra. Forse quando ci abbandonerà si reincarnerà in un ragazzino che a cinque anni farà fare al pallone cose che neppure ci immaginiamo ma, per ora, un altro così non c’è. Messi gioca benissimo, certo, è un campione, certo, ma neppure lontanamente paragonabile. Dunque se la vittoria dell’Argentina dovrà essere definita mutilata sarà proprio in assenza di un gol di Messi. E io sono certa che se la pulce segnasse Maradona si precipiterebbe in campo per andare ad abbracciarlo. Ma questo, per ora, non è il Mondiale dei campioni, perciò la sua assenza dal gol ancora ci sta. Una cosa, però: se pure Messi segnasse, questo non sarebbe mai il suo mondiale. Questo è e resterà sempre il mondiale di Maradona. Anche se dovesse finire sabato alle 4, contro la Germania (Dio non voglia, però, eh, il mio sogno è di vederlo che alza la coppa o, almeno, giocarsi la finale con il perfetto Dunga).
Ecco, se segnasse Messi io urlerei di gioia e con me tutti i napolisti, ne sono sicura. Non importa chi segna, perché l’Argentina, in questi mondiali è solo Lui. Potrebbe anche allenare una squadra di fantasmi, sarebbe sempre e solo lui a fare la squadra. Diego non è solo. Non è mai stato un uomo solo, che vuole giocare da solo, è stato un trascinatore, grazie a lui il Napoli è stato quello che è stato ed è entrato nella storia. Non è un individualista, anche se si è egoisticamente divertito privandoci di altri dieci anni di calcio spettacolo. Ma noi lo perdoniamo. Il napolista perdona, anche se ha la memoria lunga, lunghissima, anche se ricorda tutti i gol, le partite, le formazioni a memoria. È esattamente come dice Agata: “Bravo Diego, ci hai fregato anche stavolta”. Per quanto mi riguarda, cambierei solo una cosa: il finale. Gianluca dice “Tu parli e noi ci siamo squagliati” io direi semplicemente “tu esisti e noi siamo estasiati”.
<strong>Ilaria Puglia</strong>

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