Ciao Diego, ti eri illuso
che Messi fosse come te

Era tutto chiaro sin dall’inizio. Da quel tuo sguardo strano, quella posa singolare, quasi ricurvo nelle tue spalle, quelle braccia conserte, raggomitolato in quel vestito per cui tanto ti hanno deriso e che invece era solo la divisa della tua Nazionale. Avevi uno sguardo spento, eri accigliato. So già cosa pensavi: contro i tedeschi non potremo mai vincere senza di me in campo. E infatti così è andata.
Tu già sai cosa leggerai stamattina sui giornali. Al secondo gol dei tedeschi le sentivi già quelle dita sulle tastiere del computer, sotto sguardi sghignazzanti. Avanti, sfogatevi pure. Scrivete tutto quello che avete in corpo: una squadra contro undici calciatori che sembravano lì per caso, con un folle in panchina che preferisce Demichelis a Samuel, che s’aggrappa al rosario come il Trap all’acqua santa, che non li fa allenare al mattino perché deve dormire.
Ma tu avevi capito tutto, sin dall’inizio del Mondiale. Quella tua voglia di afferare il pallone ogni qual volta usciva dal campo era un manifesto. Senza un pallone tra i piedi tu puoi fare poco. Ci hai provato. Eccome se ci hai provato. Hai puntato tutto su un giocatore che solo uomini accecati da deliri possono paragonare a te. Hai piazzato Higuain al centro dell’attacco perché facesse largo a lui; poi hai sistemato Tevez esterno a correre per tre; e Di Maria sull’altra fascia. Apritevi tutti e fate passare lui. Ma lui non si è visto. Mai. Nel calcio di oggi basta saltare un uomo sull’esterno e sembra che ha fatto chissà cosa. Ma ieri Messi neanche questo è riuscito a far vedere. A Usa ’94, dopo che Sacchi lo sostituì per far posto a Marchegiani che subentrò all’espulso Pagliuca, Baggio riapparve nella sf
ida col Messico. L’Avvocato disse di lui che nel corso degli inni nazionali gli era sembrato un coniglio bagnato.
Ecco, la differenza è che ieri non pioveva. Messi era un c
oniglio asciutto. Nel primo tempo, a un certo punto, ha avuto un pallone che gli scendeva quasi a candela al limite dell’area. Sono convinto che da lì, dalla tua panchina, avevi già caricato il sinistro, nonostante il vestito buono. Lo so anche se non ti hanno inquadrato. Senza nemmeno guardare il pallone. Come facesti quella domenica pomeriggio a San Siro. Anni dopo, Zenga rivelò: “Quando vidi Maradona fissarmi dritto negli occhi senza guardare il pallone capii che ero finito”. La stoppasti di petto e la mettesti nell’angolino, Diego. Ieri, Lionel, l’ha lasciata cadere e l’ha stoppata senza tirare. Ma, se non tiri al volo in un quarto di finale del Mondiale che ti deve consacrare calciatore del pianeta, quando tiri?
E’ strano il calcio di oggi. Incorona fuoriclasse giocatori che arrivano al Mondiale e manco toccano palla: Messi, Kakà, Cristiano Ronaldo, lo stesso Rooney.
Non come quando giocavi tu. Che prendevi la squadra per mano e facevi alzare la Coppa del Mondo a Ruggeri e Pasculli. Eppure daranno la colpa a te, Diego. Lo sai bene. Diranno che sei finito. Che come allenatore non hai futuro. Che sei solo folclore e nulla più. Che con un allenatore in panchina quest’Argentina avrebbe fatto sfracelli. Tu sei rimasto lì, in piedi, senza mai dare cenni di reazione. Novanta minuti in cui ti è chiaro dall’inizio che sarai spettatore e basta. Quello sguardo profondo di chi ha perso tante volte e che il sapore della sconfitta lo fiuta nell’aria. Perché tutto ti si può dire, Diego, ma non che tu abbia perso quell’istinto animale. Non a caso Giuanbrerafucarlo ti chiamava il puma. Sei stato il solo protagonista di questo Mondiale. Alle tue conferenza stampa davano i numeretti per l’ingresso e poi esponevano il cartello “tutto esaurito”. Ora è finita.
Sei scoppiato a piangere nello spogliatoio. In campi ti eri trattenuto, ci avevi messo tutto il tuo orgoglio per non farlo. Oggi torni a casa, Diego. Ma quant’è stato bello rivederti davanti a quella panchina. Felice o triste, comunque vivo. Peccato, ti eri davvero illuso di aver trovato un tuo erede. Proprio non ti rassegni all’evidenza di essere irripetibile.
Massimiliano Gallo (dal Riformista di domenica 4 luglio)

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