Lo sliding doors per giudicare l’Italia di Lippi

Ragionavamo di Italia-Slovacchia con Edoardo Cosenza. Grande professore di Ingegneria Strutturale. E grande competente di calcio (a proposito Max perché non lo ingaggi per Il Napolista? Faresti un gran colpo). E ci è venuta una riflessione. Rispetto al calcio la nostra mente si sdoppia. Una metà deterministica. L’altra probabilista. La metà deterministica ragiona più o meno così. Che Lippi sia intelligente è cosa nota. Ed infatti ha assunto la posizione mediaticamente per lui più vantaggiosa. Si è assunto “eroicamente” tutte le responsabilità. Tentando di prendere in contropiede critici e tifosi. Ma non basta, caro Marcello. Non te la puoi cavare così. L’ovvio non incanta nessuno. Se proprio ti va di discutere allora devi spiegare perché hai sbagliato tutto in modo tanto plateale.
Certamente il calcio italiano vive un momento nero. Nelle prime due squadre del campionato giocano in tutto quattro o cinque italiani. Grandi talenti in giro non se ne vedono molti. E quelli che ci sono a Lippi non vanno a genio.
Mi chiedo se un c.t. può scartare Totti, Cassano, Balotelli tutti sostanzialmente con la stessa motivazione. Brutto carattere. Rovinano lo spogliatoio. Ma che significa?
Quando è entrato Pirlo, al 20% della condizione, è sembrato che si fosse acceso un faro sulla squadra. Perché? Perché sa giocare al calcio. Tocca la palla da dio. Tiene la testa alta. Insomma ha qualità. Bisognava che Lippi mettesse da parte la sua supponenza e convincesse, per esempio, Totti a fare il mondiale. Ha 34 anni. Più o meno l’età  di Zambrotta , Di Natale e Gattuso. E’ più giovane di Cannavaro. E sa giocare al calcio. Tocca la palla da dio. Tiene la testa alta. Insomma ha qualità.
Se non temessi di esagerare sosterrei che i nuovi inseriti in squadra sono stati scelti con un criterio rigido. Essere diafani. Privi di personalità. Tremebondi esecutori delle disposizioni del c.t. e dei suoi senatori. Penso, ad esempio, a Marchisio, a Montolivo, a Criscito. Che si sono squagliati di fronte alla prima vera responsabilità. Rappresentata dalla Slovacchia!!!
Visti i precedenti di Valcareggi e Bearzot credo che per la nazionale bisognerà coniare il motto “allenatore che vince si cambia”.
C’è poi l’altra metà della nostra mente. Quella probabilista. Per la quale in fondo nel calcio la fa sempre da padrone il caso. Tutta una questione di centimetri. Per quanti centimetri il tiro di Quagliarella non ha superato la linea di porta (se non la ha superata)? E per quanti centimetri lo stesso Quagliarella era in fuorigioco (se era in fuorigioco)?
Ancora, se Marchetti si fosse trovato trenta centimetri più avanti avrebbe preso il primo goal?
Qualche giorno fa ho rivisto la finale Italia-Francia del 2006. Se l’avessimo giocata cento volte l’avremmo persa tutte e cento le volte. Eppure ai rigori… Insomma Lippi ha soltanto pagato un debito alla buona sorte.
Se contro Hamsik e c. i centimetri (alias il caso) fossero stati dalla nostra parte Il Napolista magari avrebbe titolato “Un grande Lippi azzecca i cambi e l’Italia passa il turno. Spettacolare Quagliarella!”
Lippi chi sei? Un tecnico che ha sbagliato tutto o un allenatore sfortunato (contro la Slovacchia, si intende)? Mi sembra di udire una risposta in lontananza “Io sono colui che mi si crede!”.
Guido Trombetti

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