Ho deciso, voglio illudermi
SuperMario, vieni a Napoli

E vabbè, l’avete voluto voi. Volete farci sognare? Avete deciso di trafiggerci il cuore? Balotelli non ce lo togliete davanti agli occhi? Allora, avete vinto voi, ci cadiamo. Noi poi lo sappiamo come va a finire, mica siamo scemi. Finisce che ci guarderemo negli occhi alle tre del mattino, senza parlare, leggendo un’intervista sulla Gazza presa alla stazione in cui SuperMario giura amore eterno all’Inter. E poi getteremo il giornale in terra e ce ne andremo a casa ognuno per i fatti suoi.
Però la colpa non è nostra. Avete deciso di propinarcelo in ogni salsa: mentre balla all’Arenile, a Sorrento sorridente, smanioso di visitare il San Paolo e di restare a Napoli il più a lungo possibile. E noi ci abbiamo provato a guardare dall’altra parte, a non farci illusioni, a dire che non verrà mai, che è un bambinone, che Aurelio non gli farà mai sconti sui diritti d’immagine, che è un fuoriclasse, che a Napoli rischia di perdersi, che non ha mai fatto un’apertura di credito che sia una. Ma voi niente.
Ok, avete vinto. Sono ufficialmente illuso. Non me ne frega più niente della realtà. Per me SuperMario è già lì, al centro dell’attacco, ciondolante, che si manda a quel paese col Pocho (sì, va bene pure lui) e Quaglia, e due minuti dopo butta giù la porta chiudendo un sontuoso triangolo mentre noi impazziamo sugli spalti. Vieni Mario, hai trovato la tua città. Che te ne fai di Milano, corso Como, Novella Duemila, quelle modelle finte e patinate. Vieni qua. Razzismo non ce n’è, siamo stati troppo a lungo abituati a subirlo per praticarlo. Non ci passa neanche per l’anticamera della testa. Abbiamo mille difetti, ma questo proprio no. E, chissà, un giorno ti spiegheremo il significato di una canzone popolare che probabilmente tu – bresciano – non avrai mai ascoltato. E te la canteremo in settantamila. “E’ nate nu criature, è nato niro, e a mamma ‘o chiamma Mario, sissignore ‘o chiamma Mario”.
Massimiliano Gallo

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