Buon vento capitano
mio capitano

Ci siamo, comincia il Mundial Sudafricano. Una emozione antica mi prende lo stomaco, dopo tanti anni, finalmente, una buona ragione per attendere con ansia il fischio d’inizio. Lui torna, ancora una volta capitano, sì, capitano non giocatore, ma fa lo stesso. Accompagnato dalla consueta puzza al naso di giornalisti bacchettoni, tecnici invidiosi ed organizzatori preoccupati. Ma è già protagonista, come sempre! Vuole incontrare Mandela, convoca solo allenamenti pomeridiani. Per punire e spronare i giocatori che perdono la partitella li trasforma in birilli bombardati dal  tiro a bersaglio dei colleghi vincitori. Carica e unisce il gruppo, lo motiva e lo distende, tiene lontane le tensioni della vigilia attirando su di sé polemiche e curiosità. Forse, cedendo alle richieste di Dalma e Janina, per l’esordio indosserà persino un impeccabile doppiopetto. Capitano, grandissimo, come sempre! Che differenza con il “nostro” Lippi, che neanche sceso dalla scaletta dell’aereo, triste e incazzato, non ha perso occasione per diffidare tutti quelli non scodinzolano ai suoi piedi: Non vi permettete di gioire per le vittorie azzurre, ruggisce l’inflessibile C.T. Le notti mundial saranno a traffico controllato, o si è con lui o contro di lui. Come è vero che  l’indelebile arroganza bianconera è una stimmate che il tempo non riesce a sbiadire. Forse inizia a mettere le mani avanti per le incomprensibili esclusioni di Balotelli, Cassano e Miccoli. Certo anche Diego ha lasciato a casa Cambiasso, Zanetti e il nostro Pocho, per far spazio a Palermo e Veron. Però ha scelto ancora una volta con il cuore, non per punire giocatori grandissimi, che pagano caro il prezzo della loro personalità, come invece  ha fatto l’altro. Napoli è una città straordinaria, madre e puttana, riconoscente e fantasiosa, ed in questi giorni gira una storia che potrebbe essere vera ma che forse, se non lo fosse, sarebbe ancor più bella. Sembra che il padre di Zanetti avesse un negozio di articoli sportivi nei vicoli della Boca, il Pibe con altri scugnizzi cominciava a dar calci al pallone e andava a chiedergli magliette e calzoncini usati, ma pare che ricevesse solo scaccioni ed urla in testa. Insomma una romantica vendetta traversale… Romantica e riconoscente è di certo la convocazione di Martin Palermo, forse compagno di merende, ma certamente simbolo di un calcio che non si arrende mai, artefice della qualificazione argentina nella incredibile notte di Montevideo. Anche Lavezzi si è dato una ragione, ha capito senza strepiti né polemiche, buon segno, il ragazzo si farà. L’altra sera l’augurio più intenso per questa nuova avventura. L’intera città chiamata a raccolta, nientemeno che al Teatro San Carlo dalle magiche atmosfere del maestro De Simone, ha tributato a Diego il più significativo degli omaggi. Come scrive Valeria Parrella nel suo bel diario di viaggio a Buenos Aires:  le strade, che sono sempre maleodoranti di nafta durante il giorno, la sera a Palermo vecchia profumano di fiori. Sarebbe bello se il vecchio Palermo potesse alzare al cielo la coppa più bella, e diffondere nel mondo un intenso profumo di vittoria. Auguri Capitano! <strong>Claudio Botti</strong>

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