Saviano eroe o moda?
La sinistra apre il dibattito

Siete tra quelli che quando si ritrovano nel bel mezzo di una discussione su Saviano sono costretti a tacere altrimenti sarebbero immediatamente allontanati dal consesso con l’accusa di essere fiancheggiatori della camorra? Allora correte in libreria. E chiedete l’ultimo saggio di Alessandro Dal Lago, sociologo di sinistra, quella doc, quella di Micromega e del manifesto che gli ha persino pubblicato il libro dal titolo inequivocabile: Eroi di carta, sottotitolo Il caso Gomorra e altre epopee.
È l’opera che fa al caso vostro. Come al solito, la messa in discussione di un dogma di sinistra in questo paese può avvenire solo da sinistra. Non sia mai l’avesse scritto un autore tacciato anche lontanamente di vicinanza a Berlusconi, sarebbe stato chiesto il ritiro del libro. Ma il pedigree di Dal Lago non lascia adito a dubbi.
E allora eccoci di fronte a centocinquanta pagine che smontano quella che l’autore definisce «una bolla comunicativa senza precedenti», abilmente sintetizzata nella frase che campeggia sulla quarta di copertina: «I lettori di destra, centro e sinistra, dopo aver letto Gomorra si convinceranno di aver contribuito alla lotta contro il crimine organizzato, potranno dormire sonni tranquilli e tornare alle loro occupazioni. Ma, com’è noto, le mode vanno e vengono».
L’analisi di Dal Lago è tanto impietosa quanto particolareggiata, condotta con metodo scientifico. Definisce quella di Saviano «una retorica basata sul senso di colpa (retorica che, in un paese cattolico come l’Italia, suscita facilmente il plauso)»; scrive che «l’inclusione di Saviano nel martirologio fa sì che chiunque non si allinei sia di fatto considerato un alleato dei camorristi»; analizza la costruzione del libro: «come docu/fiction, ovvero narrazione “a piega”, in cui finzione letteraria e funzione documentaria si implicano, a ogni pagina, direi a ogni riga. In breve, fiction e docufiction». Descrive «il dispositivo Gomorra una macchina di scrittura che produce un certo effetto di verità. A ogni pagina la realtà romanzesca è romanzo della realtà e viceversa. Se ci si interroga sulla verità del racconto, ci si dirà che stiamo leggendo un romanzo. Ma se si solleva il problema della scrittura romanzesca, si risponderà che conta soprattutto la realtà raccontata». Roba da Sant’Uffizio.
E, soprattutto, sottolinea come nell’opera di Saviano la camorra sia «male assoluto, non relazione o forma politica. Nell’assenza del politico in questa “indagine” sulla camorra vedo la manifestazione di una retorica morale consolatoria e quindi un’ideologia: la bontà è tutta dalla parte dello Stato, in base all’opposizione assoluta Legge/Crimine». Ricorda la frase di Saviano su Maroni: «Sul fronte antimafia è uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre». E, perfidamente, si diverte a fare il parallelo con la lezione sulla criminalità che regala il bandito brechtiano Mackie Messer ne L’opera da tre soldi.
Dal Lago viviseziona il libro e ne analizza molti passaggi; definisce la vicenda Saviano-Gomorra «squisitamente nazional-popolare», si diverte a citare passi di Gramsci e Sciascia a proposito della presa della letteratura noir sul grande pubblico, cita monsignor Doni da Padova che paragona Sant’Antonio a Saviano (non il contrario), e conclude con la più violenta provocazione che da sinistra si possa fare, accostando il papà di Gomorra a Moccia come prodotti della letteratura ai tempi di Berlusconi, e quindi scelti da chiunque legga un solo libro all’anno.
Come ha scritto il direttore Marco Demarco sul Corriere del Mezzogiorno (dove peraltro Saviano ha scritto i suoi primi articoli sulla camorra), «il caso c’è tutto. Tra gli intellettuali di sinistra, prima, solo Alberto Asor Rosa aveva avuto l’ardire di escludere Saviano dalla sua Storia europea della letteratura italia».
Insomma, per concludere, alla prossima cena fatevi trovare preparati. Quando i vostri commensali faranno per accompagnarvi alla porta, tirate dalla tasca il libro di Dal Lago e fate notare che è edito dalla manifestolibri.
Massimiliano Gallo (tratto dal Riformista)

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